Muretti Madness 2019

Dopo aver già scritto gli articoli per l’edizione 2017 e 2018 di Muretti Madness, per il 2019 avevo in mente di fare un montaggio video come avevo già fatto per Martesana Van Vlaanderen e Coppa Asteria, ma purtroppo, per colpa di quei criminali dei Cicloidi, non ho potuto farlo.

Si, ho detto bene: criminali.

Quei pazzi hanno disegnato un percorso talmente impegnativo e difficile da guidare che mi è stato impossibile tenere in mano la GoPro mentre pedalavo, e già dopo i primi km avevo capito che dovevo desistere a questo progetto se volevo arrivare sano e salvo all’arrivo.

Non sono riuscito a fare neanche delle foto decenti con il cellulare!

Foto da Pagina Facebook Muretti Madness

Una volta ritornato a casa non volevo nemmeno scrivere l’articolo, basta, mi sono stufato di soffrire. Quindi ho deciso di scrivere un “Non Articolo”.

D’altronde nel regolamento i Cicloidi erano stati chiari: “Muretti Madness non è una gara, non ci sono pettorali, e non c’è una classifica finale”, quindi un Non Articolo è perfetto.

Non vi racconterò di quanti km o dislivello abbiamo fatto, non vi racconterò della bellezza dei paesaggi incontrati, non vi racconterò dei passaggi stretti e assassini attraverso gli uliveti, non vi racconterò delle imprecazioni degli agricoltori al nostro passaggio, non vi racconterò dei Muri sterrati che ricordavano il Colle Finestre, non vi racconterò della terza edizione di fila pedalata a fine ottobre in maglietta e con il sole. Voglio raccontare altro.

La partenza era alla francese tra le 7 e le 9.

Nonostante fossi pronto già alle 7 ho atteso, e sono partito con l’umiltà che mi contraddistingue fra gli ultimi, quasi alle 9.

Il motivo? Semplice, sono venuto a Firenze per divertirmi, e ho voluto godermi l’attesa e salutare tutti gli amici, cercando di non perdermene nemmeno uno. Ma la soddisfazione più grande è stata che ognuno di loro mi ha chiesto di partire assieme. Non importava a nessuno (o quasi) di partire a manetta o di fare i Muri nel più breve tempo possibile, siamo davvero tutti una grande famiglia sulle due ruote. E questa cosa è meravigliosa: la magia che si respira in eventi come questi è davvero unica.

Il mio unico rammarico è stato quel di non aver potuto dedicare abbastanza tempo a tutti, avevo davvero voglia di condividere più km possibili con ogni ciclista, nuovi e vecchi amici, ma è stato impossibile, e chiedo scusa a chi sono riuscito a fare solo un saluto veloce.

In ordine sparso non mi voglio dimenticare di:

Il bungalow dei Popolari accampati proprio davanti al mio (che tragedia).

La bella maglia di Zeno, scambiata con un Randonneur Indiano alla PBP.

Foto da Pagina Facebook Muretti Madness

I primi km passati con Matteo e Lara e le loro prestigiose Canyon!

Foto da Pagina Facebook Muretti Madness

Tutto il Lazy Team dell’erman.bike e la loro straripante allegria. Nota di merito per l’ultima meravigliosa creatura appena sfornata per il mitico Johnhnhy (io la preferivo con i copertoncini verdi ahahaha)

Foto da Pagina Instagram Erman.bike

Le piacevoli chiacchierate fatte con Roberto, novello eroe sportivo urbano (leggete assolutamente questo articolo della Gazzetta su di lui) e Giorgio, stambecco delle Dolomiti.

Foto da Pagina Facebook Muretti Madness

La visione di Aurora sul Monte Morello.

La foto e lo scambio di messaggi con Ezio che purtroppo ho promesso di censurare.

Il mitico Daniele e le belle risate fatte assieme.

Foto da Pagina Facebook Muretti Madness

Luca e Leonardo, amici nemici di randonne, e lo strepitoso Eugenio, che si è presentato al MM con 0 km nelle gambe, eroico!

L’incontro veloce con l’amico Stefano, conosciuto al’edizione del 2018.

Foto da Pagina Facebook Muretti Madness

Ma se devo essere sincero, ciò che serberò nel cuore più di ogni altra cosa di questa edizione, è un momento toccante avvenuto sul Monte Morello,

Ecco in esclusiva il video che sta commuovendo il web:

Al Muretti Madness di quest’anno c’era un uomo solo al comando, la sua maglia era un Pigiamino Popolare, il suo nome era Davide, soprannominato simpaticamente dalla mia famiglia “nullità”.

Sul famigerato Monte Morello quell’uomo andò in crisi, e fu abbandonato da tutti i suoi compagni di squadra (La Popolare Ciclistica) che egli reputava amici o presunti tali fino ad allora.

Il Van Avermaet di Longuelo stava subendo la sua più grande debacle di carriera, quand’ecco che all’imbrunire, quando era ormai giunta l’ora del suo desio, comparvero alle sue spalle tre cavalieri: io, Roberto e Giorgio.

Dopo averlo raggiunto in salita fui tentato anche io di abbandonarlo (memore di come lui fece ripetutamente con me in passato), ma misi da parte l’orgoglio, e con una mano sulla spalla, lo spinsi in salita.

Nel suo vagheggiare ricordo che mi promise calzini e forse anche mutande in omaggio per sdebitarsi, sembrava un venditore ambulante.

La commozione era tale che gli restai accanto come un gregario per tutto il resto del percorso, e lo accompagni in trionfo fino al traguardo, osannato e acclamato da tutti i Cicloidi.

All’arrivo vidi gente piangere per questa scena così commovente, e l’amicizia che nacque fu qualcosa di inestinguibile.

Ma sarà andata realmente così la vicenda?

Il realtà no, ricordo solo che dopo la sosta al cimitero, dove lo illusi di non abbandonarlo e di accompagnarlo fino all’arrivo, alla prima salitella gli sono scattato davanti creando il vuoto.

Il buon Roberto, puro e nobile di cuore, ricordo che mi disse: “ma non aspettiamo Davide?”

La mia risposta fu secca e decisa: “abbandoniamolo come un cane in autostrada prima delle vacanze”.

L’anno scorso, dopo Muretti Madness 2018, i Cicloidi mi fecero questa battuta, e io risposi con questo proposito.

Sono davvero orgoglioso per aver mantenuto la promessa e aver onorato il Trittico 2019 tutto con divisa da Ciclononno Mapei

Le mie 4 carte del Trittico