San Bernardino e Spluga con incontri speciali

I passi alpini svizzeri hanno sempre suscitato in me un fascino particolare.

Sarà per l’aria che si respira, sempre fresca e frizzante. Sarà per l’asfalto, sempre liscio e perfetto. Sarà per i paesaggi, sempre ampi e selvaggi. Sarà perché le salite sono lunghe, lunghe e infinite.

Insomma, quest’estate decido di scalare alcuni passi elvetici vicino casa.

Una decina di anni fa, ricordo di aver fatto un bellissimo giro partendo da Milano, in cui si scalavano i passi del San Bernardino e dello Spluga.

Questa volta però, essendo in vacanza in Valsassina, decido di partire da lì. L’idea è quella fare un giro ad anello, prendendo il primo traghetto del mattino che parte da Varenna in direzione Menaggio.

Arrivo in una deserta Bellano verso le 6.45, la mattina è ancora fredda, e senza togliermi nemmeno la mantellina inizio a pedalare verso Varenna.

In lontananza scorgo due ciclisti in direzione opposta alla mia, hanno entrambi maglietta rosa fucsia, e nel mio inconscio inizio a sognare: vuoi vedere che… sono Sina e Victor? Impossibile, vivono a Parigi, cosa ci farebbero alle 6.45 a Bellano?

Cerchiamo prima di capire chi sono.

Seguo la fama di Sina dal 2015, quando alla Parigi Brest Parigi, le hanno dedicato un documentario dal nome Brevet assieme ad altri due ciclisti, Claus e Michael. Di questi tre ciclisti sono riuscito a incrociare solo Claus, con cui, timidamente, ero riuscito a fare un selfie mentre pedalavo. Ma Sina purtroppo non sono riuscito ad incontrala.

Claus CZYCHOLL ed io alla Parigi Brest Parigi del 2015
Il Trailer del Film

Victor invece, grande ciclista anche lui, è un noto telaista del marchio Cycles Victor, ed assieme hanno fatto la Transcontinental numero 5, un’impresa incredibile! https://www.facebook.com/SinaVictorTCR5/

Alla Parigi Brest del 2019 sognavo di incontrarli, Sina partiva con il numero A001, Victor invece, con il suo gioiello iscritto al Concours de Machines, con il numero A005. Ma purtroppo non sono riuscito a incontrarli.

Il gioiello di Victor
Video del Concours de Machines

Ma quindi, tornando alla mia pedalata, alle 6.45 del 6 agosto 2021, in una solitaria Bellano, saranno veramente loro?

Aspetto con ansia che mi si avvicinino per incrociarli, mi passano ed in una frazione di secondo capisco che sono loro, vanno forte! Ho pochissimo tempo per decidere cosa fare, d’istinto urlo “Sina! Victor!”, ma non si girano. Per un attimo mi chiedo se fosse tutto un’allucinazione. Ho il traghetto fra pochi minuti, che faccio? Giro la bici e parto con uno scatto alla Cancellara!

Raggiungo prima Sina, affiancandola mi accorgo che è veramente lei, ho il cuore in gola, non riesco nemmeno più a respirare, e in un timido inglese esordisco con questa domanda “Are you Sina?” e lei cortesemente mi risponde “Yes!”. Gli chiedo se possono fermarsi perchè non ho più fiato, mi sembra un sogno!

Dall’emozione confesso di non ricordare perfettamente quello che ci siamo detti, so solo che Victor ad un certo punto, tira fuori il telefono per fare un selfie con me e postarlo su Istagram… un sogno!

Dopo un selfie ricordo anche con il mio telefono mi raccontano che stanno pedalando verso lo Stelvio. Vorrei cambiare programma ed andare con loro, ma li lascio soli, sarei solo un peso, mi accontento di questi pochi minuti assieme, che per me è già un sogno realizzato!

Dopo averli salutati, li vedo filare via con eleganza e classe, che gran stile che hanno! A questo punto potrei anche tornare a casa, sarei già soddisfatto così, e con il pensiero gli auguro in bocca al lupo per il loro viaggio: Bon Courage mes amis!

Arrivato a Varenna, nell’attesa del traghetto, scrivo ad alcuni amici per raccontare lo straordinario incontro, e con la testa ancora fra le nuvole, a Menaggio, inizia ufficialmente il mio giro, non prima ovviamente di una seconda colazione a base di cappuccio e due brioches.

Sul traghetto, sullo sfondo Bellagio

Mi dirigo verso Porlezza percorrendo una prima salita; e mentre costeggio il lago di Lugano, entro finalmente in Svizzera, in direzione Lugano. Finalmente l’asfalto svizzero: che meraviglia!

A Lugano purtroppo, a causa di un problema di traccia, mi perdo e mi maledico. Impiego parecchio tempo prima di indirizzarmi verso il Monte Ceneri, dovrò recuperarlo tutto!

Dopo un lunga e veloce discesa mi dirigo verso Bellinzona, godendomi la vallata attraversata dal fiume Ticino: con la luce del mattino è ancora più bella!

Una volta arrivato nel capoluogo Ticinese, so che inizia la lunga e dolce salita che mi porta verso il passo San Bernardino, e infatti un cartello mi avvisa che mancano “solo” 52 km allo scollinamento.

Non so per quale motivo, appena entrato nel cantone dei Grigioni, il kilometraggio indicato dai cartelli che mi separa dal passo diminuisce di colpo, sembra che siano 7 km in meno. Che strano: gli svizzeri che sbagliano i cartelli? Mistero.

Che spettacolo costeggiare il Ticino in questa vallata. Che giornata incredibile!

Una cosa che mi colpisce particolarmente è il silenzio. Difficilmente pedalando si riesce a gustare e ad apprezzare l’assenza di rumori. È come se le montagne circostanti ovattassero ogni rumore superfluo, facendo risaltare di conseguenza la bellezza del luogo.

Riesco a percepire il solo fruscio delle ruote, che per me è musica! Questi attimi di pace e serenità mi accompagneranno per parecchio tempo nella memoria.

Altra cosa che non dimenticherò sono le pendenze. Dove sono scomparse le lunghe e dolci salite svizzere? Mi rendo conto di essermi dimenticato tutto di quel famoso giro di 10 anni fa. A Mesocco la salita si trasforma in un muro costante oltre il 10%.

Inoltre, come ciliegina sulla torta, finalmente capisco gli errori dei cartelli precedenti, che errori alla fine non erano.

Il kilometraggio dei cartelli si riferiva alla distanza per raggiungere il paese di San Bernardino, e non il Passo. E così, pensando di essere arrivato in cima, mi ritrovo con ancora 7 km da percorrere per raggiungere il passo. Va bene così, colpa mia che non studio mai i percorsi.

Ma se devo essere sincero fino in fondo, nonostante la fatica psicologica per questi 7 km aggiuntivi, quel tratto di strada mi ha regalato tante emozioni, con paesaggi di alta quota eccezionali.

Non appena la strada spiana, intravedo il Laghetto Mesola, e questo vuol dire solo una cosa: il Passo San Bernardino è conquistato.

Foto di rito, e poi giù in picchiata verso Splughen.

Portandomi appresso una discreta scorta di cibo, mi ero ripromesso di non lasciare nessun franco agli svizzeri, ma il passaggio davanti a una pasticceria mi ha ipnotizzato, e non sono riuscito a resistere.

Doppia fetta di torta gigante e Coca Cola. Ora sono pronto per lo Spluga! Nella foto ne vedete solo una, perché con avidità, la prima fetta, me la sono mangiata in due bocconi.

La salita da questo versante è decisamente più corta rispetto a quella del versante italiano. In meno di un’ora, pedalando tranquillamente e scattando qualche foto ricordo, sono in cima al Passo Spluga.

La lunga discesa che porta a Chiavenna ormai la conosco a memoria, la Valle Spluga è davvero splendida, e mi rendo conto di essermene affezionato. In particolare mi sento affezionato al Bar Moreschi, mio punto di riferimento a Chiavenna per i rifornimenti di cibo.

Mangio qualcosa di frugale velocemente, ormai, nonostante manchino una cinquantina di km, mi sento già a casa.

Ultima asperità della giornata, è la classica salita Bellano-Vendrogno. Ho fatto ormai l’abitudine nel farla con tanti km nelle gambe, e cerco sempre di non spingere mai, perchè come si dice in gergo ciclistico: “non ne ho più”.

La classica foto di rito alla fontana chiude il giro. Un giro che per le emozioni provate non scorderò tanto facilmente.

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