Albulapass e Flüelapass

Nutro una particolare attrazione per i passi alpini sopra i 2000 metri, mi piace cercarli sulla mappa, scalarli in bici e raccoglierli nel mio archivio storico, quasi come fossero figurine da applicare nell’album.

Ogni anno cerco sempre di aggiungerne uno nuovo alla collezione, ma, piano piano, sono costretto ad andare sempre più lontano da casa per cercarne di nuovi.

Questa volta prendo ispirazione dall’Engadin Radmarathon, una gran fondo che propone un percorso ad anello con due passi over 2000 per me inediti: il Flüelapass e l’Albulapass.

La mia idea è quella di arrivare in auto a Silvaplana, paese prima di Sankt Moritz, parcheggiare l’auto e partire in bici.

Per questa scampagnata elvetica si aggrega il mio amico Mattia, e, assieme a lui, una sconosciuta e poco gradita compagine Popolare.

Mi anticipa molto vagamente che il gruppo è composto da 2/3 elementi a me sconosciuti. Senza fare troppe domande non mi pongo molti problemi: anche se sono Popolari che non conoscono la mia fama, la conosceranno ben presto, a loro spese, durante il giro in bici.

Ci diamo appuntamento in auto al bar Moreschi a Chiavenna, e, davanti a una seconda abbondante colazione, ecco che scopro i personaggi misteriosi.

Ci sono Paolo e Luca, due Popolari abbastanza nuovi. Durante il primo scambio di convenevoli gli chiedo a bruciapelo: “Ma voi sapete chi sono io?”. Alla mia domanda noto uno sguardo assente nei loro volti, e dentro di me penso: “Lo scoprirete presto!”

E poi di colpo appare lui, il mitico, l’insuperabile, l’inimitabile… Gian Mario! Che piacevole sorpresa!

Lui fortunatamente non è un Popolare e lo conosco, grazie a Mattia, tramite Facebook, ma è come se fossimo amici da una vita.

Pedalare assieme per la prima volta sono sicuro che mi edificherà parecchio, soprattutto dal punto di vista umano.

Seduti al tavolino del bar, iniziano a chiedermi informazioni riguardo al giro di oggi. Ed io, ostentando sicumera, inizio a sparare chilometraggi e dislivelli a caso. Non immaginano minimamente che come sempre non ho studiato il giro.

L’unica cosa di cui sono certo è quella di parcheggiare l’auto a Silvaplana.

Fare una ventina di km sciogligambe in Engadina, nota meta turistica per tutte le stagioni, sarà sicuramente utile e soprattutto piacevole.

Arrivati a La Punt ecco il colpo di genio! Invece di proseguire dritto verso Zerzen, percorrendo il giro in senso antiorario come gli avevo precedentemente presentato, senza preavviso, obbligo il gruppo a girare a sinistra per attaccare subito l’Albulapass.

La salita dell’Albula da questo versante è molto corta, sono 9 km totali, ma di salita vera sono solo i primi 6 km con 550 metri di dislivello, ma soprattutto tutti oltre il 9% di media.

Luca e Paolo hanno un passo diverso e subito ci staccano. Maledetta giovinezza! Ci rivedremo in cima.

Invece con Mattia e Gian Mario ce la prendiamo con calma, ce la ridiamo e scherziamo, fino a quando Mattia non si accorge di avere un problema con il cambio dietro.

Il filo si sta per rompere: questo vuol dire che, se dovesse cedere di colpo, sarà costretto a pedalare con il rapporto più duro.

Per Mattia pedalare con il rapporto più duro non è sicuramente un problema, ma sarebbe un peccato compromettere il giro con questo imprevisto.

Tra il resto escludiamo l’eventualità di fermarsi a un negozio per riparare preventivamente il filo, essendo in Svizzera, ci costerebbe una fucilata, ahahah.

Durante la salita ho l’occasione di fare la prima chiacchierata con Gian Mario, ho un sacco di domande da fargli, e soprattutto voglio sapere tutto della sua vita, del suo lavoro, delle sue biciclette.

Nonostante l’imprevisto vedo Mattia sereno e pacifico: ha realizzato che oggi non sarà lui l’agnello sacrificale vittima della mia parlantina. Oggi la vittima predestinata sarà Gian Mario!

Ammetto di essere un tantino logorroico mentre pedalo, ma le miei continue domande rivolte a Gian Mario, in particolare sull’attività che svolge con i ragazzi, noto che sono piacevolmente apprezzate.

In un attimo e senza fatica, mi accorgo di essere in cima. Non ho nemmeno finito gli argomenti da discutere! Pazienza, mi rifarò durante la prossima salita, che sarà decisamente più lunga!

Ricompattiamo il gruppo per la classica foto di rito davanti al cartello. Gian Mario però, a sorpresa, estrae dalla sua borsa un’inconfondibile bandiera gialla, quella che reca la scritta “VERITÀ PER GIULIO REGENI”.

Non ci sono parole per descrivere l’emozione che abbiamo provato. L’idea di aver portato il ricordo di Giulio su questo passo Svizzero, ci emoziona e commuove parecchio. La sua memoria non deve essere dimenticata!

Dopo aver indossato la mantellina ci prepariamo, avviso i miei compagni che la discesa sarà lunga, e arriverà fino a Davos, dove inizierà la salita verso il Flüelapass .

Effettivamente la discesa è davvero lunga, circa 25 km, ma di Davos non c’è ombra. Come mai?

I miei compagni non ci capiscono più nulla delle mie indicazioni. I cartelli per Davos indicano 30 km, eppure la salita è già iniziata.

Ma dove siamo? Bho, non lo so più nemmeno io. Chilometraggi sbagliati, dislivelli sparati a caso, indicazioni per paesi che non esistono… Ma che organizzazione è?

Subito ci tengo a informare Paolo e Luca di una cosa fondamentale: “Vedete, oggi avete imparato una delle prime regole dei Popolari, mai fidarsi di Meneghino Grionzi detto l’Infame! “. E a testa basta pedaliamo tutti in salita, direzione Davos, sulla fiducia.

Su questa nuova, e imprevista salita, riprendo a parlare con Gian Mario, e ovviamente a ignorare Mattia, costantemente in lotta con il suo cambio, che, piano piano, ci sta lasciando.

Mi racconta di come ha scelto i nomi per le sue due amate biciclette, Alfonsina e Tina.

Alfonsina in onore di Alfonsina Strada, prima donna a correre il Giro d’Italia. Mentre Tina per Tina Anselmi, politica e partigiana.

Poi torniamo nuovamente sull’argomento Giulio Regeni.

Parliamo del bellissimo documentario di Pif, in cui racconta il recupero della bicicletta che utilizzava Giulio a Londra, e la restituzione ai suoi genitori.

https://video.repubblica.it/embed/dossier/caso-regeni/da-cambridge-a-fiumicello-pif-riporta-a-casa-la-bici-di-giulio-regeni/352747/353317&width=640&height=360

Mi racconta di quando, con una classe della sua scuola, è andato in gita di classe a trovare i genitori di Giulio. Racconti davvero commoventi. Mai avrei immaginato che un giro in bici potesse regalare emozioni del genere.

Tra una un discorso serio e un altro, eccoci finalmente a Davos, quota 1500, e di salita ne abbiamo fatta tanta, altro che tutta discesa.

Ci fermiamo per un pranzo frugale al Migros, un panino con salame Milano mi fa sentire subito a casa!

Tra un morso e l’altro, timidamente e senza farlo notare, cerco su Google informazioni sulla salita.

Bulleggiandomi fingo di aver bluffato fino a quel punto, dicendo di averlo fatto apposta per depistarli. Ci avranno creduto?

Ora snocciolo come un’enciclopedia tutti i dati della prossima salita. Per il Flüelapass mancano 11.85 km, 832 metri di dislivello con 7% di media, primi 8 km al 6%, i restanti km tutti oltre 8%. Taaaccc…

La prima parte della salita la percorro con Paolo e Luca, cerco di tenere il loro passo, ma poi impietosamente mi stacco.

È impossibile stargli a ruota, vanno troppo forte, maledetti. Decido così di tornare nelle retrovie con Mattia e Gian Mario.

Gli ultimi km di questo passo sono davvero meravigliosi. La suggestione e l’ampiezza che si percepisce, al cospetto di questi giganti delle alpi, è davvero immensa.

Cerco di riempire il più possibile la mente e il cuore: quest’inverno sono sicuro che chiudendo gli occhi, e ripensando a questi paesaggi, ne sentirò ancora il loro profumo selvaggio.

Arrivati finalmente in cima, non può mancare la foto ricordo nuovamente con la bandiera gialla fra le nostre mani. Sento l’animo di tutti noi che di nuovo dice: Giulio sei con noi!

La discesa finisce a Sush. Ora ci attendo 45 km di falsopiano in Engadina.

Questa passerella finale però, a causa del forte vento contrario tipico di questa zona, si trasforma in vero inferno.

Lasciamo andare Paolo e Luca che sono in ritardo sulla loro tabella di marcia. Io e Mattia rallentiamo per incoraggiare e sostenere Gian Mario che inizia a sentire un po’ di fatica.

È proprio vero che “da soli si va più veloce, ma insieme si va più lontano!”.

Arrivati a Sankt Moritz inziamo a sentire il profumo della vittoria, e dopo l’ultima salita che passa attraverso la famosa pista di bob, dove scattiamo una foto memorabile, arriviamo finalmente a Silvaplana.

La bici di Mattia, contro tutti i pronostici ha resistito fino alla fine!

Quello che succede nel parcheggio delle nostre auto però, è qualcosa che non scorderò tanto facilmente e il suo ricordo rimarrà indelebilmente impresso nella mia memoria.

Soddisfatti per il nostro giro, Gian Mario estrae tre coca cole dalla sua borsa per festeggiare.

Io durante il momento di rilassamento, estraggo il telefono dalla tasca, e leggo un messaggio di mia cugina Maria Teresa, mia grande follower. Mi avvisa della morte di Gino Strada.

Avviso subito Gian Mario e Mattia della notizia, e la tristezza si impadronisce di colpo nei nostri cuori.

Non voglio aggiungere nulla per descrivere questo momento, credo che lo abbia fatto meglio di me Gian Mario nei sui due post su Facebook che ho l’onore di condividere.

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10158556143582075&id=585467074

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10158557080282075&id=585467074

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