Balcone d’Italia, Rifugio Venini e pensionati indiavolati
Io e Ale, tra risate, sudore e fatica, ci lanciamo nella Val Mara fino a conquistare il Balcone d’Italia, arrivando fino al Rifugio Venini.
La giornata inizia a Como, con quell’aria leggera da “tranquilla pedalata domenicale”. Spoiler: non sarà né tranquilla né tanto meno domenicale, perché fin dai primi chilometri capisco che Ale, il mio compagno di sventura, ha messo le gambe buone!
Scivoliamo verso Mendrisio, il lago di Lugano ci sorride azzurro e pacifico, ma a Maroggia arriva il momento della verità: inizia la salita verso Sighignola, quella che porta al mitico Balcone d’Italia passando dalla Val Mara.
Qui entra in scena il terzo protagonista della giornata, anche se non è con noi: Manuel di Sport No Profi. È lui che mi aveva consigliato la salita. Con faccia seria, da guru del pedale, mi aveva detto: “Guarda che è tosta.” Io, come il classico ciclista da bar con più arroganza che watt, avevo annuito con aria da veterano: “Sì sì, sarà la solita salitella, niente di che.”
E invece no.
La Val Mara non scherza. Appena imbocchi i primi tornanti capisci che Manuel ti aveva pure edulcorato la faccenda. La strada si impenna cattiva.
Ci ritroviamo a pestare sui pedali su rampe che sfiorano il 18%. Io e Ale, che non siamo certo due scalatori colombiani, ridiamo come matti davanti a quei numeri da arrampicata libera: la classica risata disperata, un po’ per esorcizzare la fatica, un po’ perché o ridi o ti fermi.

Arrivati a Lanzo d’Intelvi succede l’impossibile: io, per la prima volta nella mia carriera ciclistica, riesco a staccare il pensionato Ale in salita.
Una scena da incorniciare. Mentre lui sbuffa, io sfodero tutta la mia cattiveria agonistica e in cima lo riprendo pure in video, per poterlo prendere in giro nei secoli dei secoli.
Ma il vero spettacolo è lassù, al Balcone d’Italia: panorama mozzafiato, lago e montagne che sembrano usciti da una cartolina.
Un posto perfetto per un pensiero speciale: un messaggio di auguri all’amico Umberto del blog Dannati del Pedale. Perché i luoghi belli vanno condivisi con le persone giuste.



La discesa verso Lanzo è rapida e divertente, e ci fermiamo in un bar che sembra più un salotto d’attesa dal medico: luci fredde, arredamento un po’ datato. Ma la Coca Cola e la torta fanno dimenticare l’estetica.
Poi via, verso la seconda avventura del giorno: la salita al Rifugio Venini.
Qui la musica cambia di nuovo: sole a picco, pendenze generose e persino qualche tratto di sterrato. La fatica si mescola alla bellezza del paesaggio, e ogni curva regala un panorama nuovo.
Al Rifugio Boffalora Ale, saggio come solo i pensionati sanno essere, decide di fermarsi: “Vai tu, io ti aspetto qui.”
Io, che saggio non sono mai stato, mi lancio da solo sull’ultimo tratto. È un mix di asfalto dissestato, mucche placide che attraversano senza fretta, e quell’aria fresca da alta montagna che ti fa dimenticare la città.
Quando arrivo al Venini, il cuore batte forte ma la soddisfazione è immensa: qui il mondo sembra più grande, e tu più piccolo… ma felice.





Scendo subito a recuperare Ale, e ci concediamo una sosta all’Alpe di Colonno: birra fresca e un’ennesima fetta di torta. Non so se sia più buono il panorama o il boccale che ho tra le mani, ma so che in quel momento la vita è bellissima!
Poi arriva la parte che nessuno ti racconta mai: i venti chilometri finali tra Argegno e Como, con tratti di pianura alternati a brevi saliscendi. I
o sono un uomo distrutto, e Ale… beh, Ale diventa una locomotiva. Si mette davanti e non lo stacchi più neanche con le bombe a mano.
Io provo a mettermi in scia, ma ogni volta che alzo la testa vedo che mi sta lasciando lì, con la facilità con cui si lascia un sacchetto dell’umido sul balcone.
E lì capisco: lo sfottò che gli avevo fatto in salita lo sto pagando con gli interessi.
Morale del giro? Manuel aveva ragione: la salita è davvero tosta. Ma la vera lezione l’ho imparata da Ale: mai sottovalutare i pensionati. In cima sorridono, ma in pianura diventano demoni che ti asfaltano senza pietà.

Ola Matteo, attento quando ti trovi di fronte un pensionato