Randombardia 600

A gennaio, quando mi sono messo a programmare la stagione, mi sono dato come obiettivo la serie di brevetti da 200 300 400 e 600 km, validi sia per entrare nella Nazionale Italiana Randonneur, sia come qualificazione per la “Regina” di tutte le Randonnée: la Parigi Brest Parigi.

Così dopo la 200 della Franciacorta, e i 300 e 400 di SportVerona, sono pronto a partecipare per la 600 di Paderno d’Adda del 18/19 maggio organizzata da “I Ciclisti della Domenica”.

C’è chi si sente laureato in medicina googolando sintomi e rimedi su internet, così anche io, la settimana prima dell’evento, mi sono sentito laureato in meteorologia visitando tutti i siti possibili italiani o svizzeri per cercare le previsioni più clementi.

Il risultato era sempre quello, e il Milanese Imbruttito me ne dava conferma: nemmeno un 1 km senza pioggia.

Che fare?

Con Daniele e Mattia abbiamo discusso e litigato sul da farsi, un giorno eravamo per il Si ed uno per il No, e così via.

Alla fine, con un morale non del tutto alle stelle e con poca motivazione, decidiamo di provarci e vedere come va. 

Daniele poi era stato chiaro: “basta sofferenze, per me questa è l’ultima Randonnée, il mio canto del Cigno, mi prenderò una pausa di riflessione”, insomma, non voleva mancare a questo appuntamento!

Che le cose non girassero bene lo avevamo capito il venerdì sera, quando Daniele, alle 23, buca in casa da fermo, proprio quando dovevamo andare a dormire: Memorabile!

Se già non abbiamo molte motivazioni, in più danno pioggia ininterrotta per 48 ore, come si fa a partire per una 600? Non è semplice, ma ci vogliamo provare.

Appena arrivati a Paderno però, sento qualcosa che scatta, e di colpo torna l’entusiasmo!

Questo cambio repentino di umore ce lo danno “I Ciclisti della Domenica”, gli organizzatori dell’evento.

In una giornata così uggiosa e fredda ci accolgono con un calore ed entusiasmo straripante.

Pacco gara, colazione offerta, barrette, caramelle.

La passione e l’entusiasmo di questi ragazzi è davvero notevole, reiventando il significato di Randonnée!

I mitici Ciclisti della Domenica!

Immagino tutto il loro lavoro di organizzazione, funestato da questo meteo tragico che ha decimato le adesioni. Decido di partire anche per loro, se lo meritano!

Poi ci sono i Pasticciotti, palesemente contraffatti dall’Esselunga, li degustiamo prima di partire anche per onorare le origini di Daniele ed i colori della sua squadra, l´Iron Bike Team Nardò.

Per i primi 200 km sono sicuro che non avrò più bisogno di calorie aggiuntive… o quasi.

Daniele consegna il sacro Pasticciotto d’oro a Mattia

E poi c’è lui, si proprio lui, il nostro più acerrimo nemico: l’Ingegnere!

Non siamo mai riusciti ad arrivare ad una Randonnée prima di lui, tant’è che Daniele, alla sua ultima Randonnée ufficiale, si sbilancia con questa frase.

Dobbiamo per forza arrivare prima di lui. Lo vogliamo asfaltare una volta per tutte!

Una  volta in griglia però di lui nessuna notizia, chiedo ai suoi compagni di squadra che stanno partendo, ma anche loro non sanno nulla.

Non ce la sentiamo di partire senza di lui, e lo aspettiamo, perchè per noi rimane e rimarrà sempre un’istituzione delle Randonnée.

Dopo un quarto d’ora magicamente vediamo il suo ingresso trionfale in griglia.

Sara’ stato il clima invernale o la stanchezza per esserci alzati presto, ma all’improvviso abbiamo un miraggio: Babbo Natale! 

Ah no e’ il temutissimo Ingegnere! Gli mancavano solo la slitta e le renne.

Subito ci siamo chiesti se non fosse altro che una strategia per depistarci lungo la strada.

Siamo onorati, comunque di poter partire con lui, perchè, dopotutto, dalla sua esperienza si possono imparare tante cose. Usare la pellicola “Domopack” come copricasco è geniale.

Anche se la domanda è: si sarà’ avvolto tutto il corpo come se fosse un insaccato? Purtroppo non lo sapremo mai.

Decidiamo di partire con lui anche per carpire più segreti, sperando di scoprire come in tanti anni sia arrivato sempre prima di noi.

Questa volta il nemico lo vogliamo affrontare faccia a faccia…face to face…vis-a-vis!

Inoltre in settimana mi aveva chiesto di poter stare con noi, ma non mi fido molto.

Sarà una strategia per tenerci a bada e poi superarci quando meno ce l’aspettiamo? Credo proprio di si.

La partenza è sotto la pioggia, siamo un discreto gruppetto, 43 alla partenza, compatti e agili, direzione Como.

L’Ingegnere mi sembra un po’ in affanno con il suo abbigliamento, pantaloni lunghi impermeabili, sovrascarpe larghissimi di 4 o 5 numeri più dei suoi, mantella impermeabile XXXXXXL, insomma, con la pioggia e il vento, mi ricorda molta la barca Luna Rossa in balia di una tempesta.

Ma lui è un osso duro, e sotto una pioggia incessante sfodera la sua arma segreta: il fischiettio e soprattutto il canto.

Noi siamo tutti concentrati e silenziosi, lui invece è come sempre spensierato e si mette a cantare, neanche fosse la finale di San Remo, “Una storia Importante” di Ramazzotti.

Mamma mia che nervoso che mi viene ma il suo canto è quasi ammaliante, come il canto delle sirene di Ulisse, ci ipnotizza, permettendogli di superarci senza fare fatica.

A un certo punto, in una strada secondaria,  incrociamo un passaggio a livello chiuso e la sosta è obbligatoria. Tutti nel prato!

Appena la sbarra del passaggio a livello si alza, tutti ripartono, tranne l’Ingegnere. E’ ancora svestito e ci rimette un po’ ha sistemare tutte le sue pellicole. Cazzare il fiocco e la randa sui pedali non è per niente semplice.

Rimaniamo solo io e lui, sembra quasi  pronto e mi dice “inizia ad andare” e in quel momento parto e riprendo velocemente il gruppo.

Riesco a ricucire subito, mi giro e vedo dietro di me un altro gruppo di ciclisti, mi sembra di riconoscere la vela maestra di Luna Rossa, ok l’ingegnere c’è, possiamo continuare.

Costeggiamo tutta la costa ovest del lago di Como, e pedalare su questo percorso mi ricorda molto la Randolario.

C’è molto traffico in questo sabato mattina e la pioggia sembra diminuire. Mattia ci tiene il ritmo e io e Daniele gestiamo, sembra ritornato lo sbruffone di Rocca Grimalda.

Mattia continua con la sua pedalata rotonda ad un ritmo infernale e ,dopo la visita al biomeccanico, sembra aver guadagnato qualche watt in più, facendo invidia ad una centrale elettrica.

Oggi sembra davvero in forma, e con Daniele ci chiediamo a che km avrà il suo crollo. Abbiamo sempre parole dolci verso di lui. 

Arrivati in cima al lago ci dirigiamo verso il controllo di Mantello, al km 109, e subito ci attende una bella sorpresa: una meravigliosa strada bianca infangata. 

Pedaliamo con molta delicatezza per non correre rischi, ed al controllo scopriamo che l’agriturismo La Fiorida ci ha preparato una dolce sorpresa. 

The caldo, formaggi e, soprattutto, delle splendide e immense torte di carote e mele. Se doveste capitare nella zona, vi consiglio vivamente di fermarvi da loro a mangiare!

Credo che in tre, ci siamo mangiati una teglia intera.

Tutta sotto gli occhi incredibili di un gatto che osserva e invidia la nostra voracità. 

Enzo, ciclista corsichese, è anche lui in attesa dell’ingegnere, ma non abbiamo nessuna notizia.

Non ha GPS e arrivare a questo controllo non è semplice. 

A malincuore, per non perdere troppo tempo decidiamo di ripartire, senza di lui, ma colpo di scena, eccolo arrivare in pompa magna o ancora meglio… a vele spiegate! 

Ci chiede se lo possiamo aspettare cinque minuti, e nell’attesa ammazziamo il tempo ritornando all’assalto di nuove torte.

Decidiamo così di ripartire tutti assieme, Daniele e Mattia sono già in strada, io attendo che l’Ingegnere si rimetta in sella, ma di colpo sento un urlo… MALEDETTE STRADE BIANCHE!

L’Ingegnere ha bucato e se ne accorge solo ora, prima di ripartire.

Mattia e Daniele sono già partiti e io sono indeciso sul da farsi, fino a quando Enzo mi dice di andare pure, lo può aspettare lui. 

Una volta raggiunti Daniele e Mattia racconto l’accaduto e ci rendiamo conto della possibilità che abbiamo, siamo davanti all’Ingegnere e dobbiamo sfruttare questa preziosa occasione. 

Dopo la piccola salita di Piona raggiungiamo Bellano dove inizia la salita della Valsassina, mi sento a casa. 

Fontanella di Bellano

Fortunatamente non piove e colgo l’occasione di svestirmi un po’, ma guardando in giù vedo l’Ingegnere che inizia la salita, e subito mi tornano in mente le parole di Luciano: “non sottovalutare l’ingegnere, quest’anno è in forma”. 

Il Colle di Balisio è il punto di scollinamento, Mattia è ormai in cima, io e Daniele cerchiamo di risparmiare energie e ci attardiamo.

Sentiamo che i benefici delle torte si stanno per esaurire, ma ecco che una volta in cima, Mattia ci sfodera il primo dei suoi ristori “Gourmet”: il rigonfiamento sotto la maglietta non è altro che una tasca piena di cibo. Per il primo ristoro ci offre un enorme sacchetto di frutta secca e un sacchetto di grana a pezzi pronti per l’uso. Lo chef ci ha consigliato di mangiarli insieme per esaltarne i sapori.

Alla visione di questo cibo vedo gli occhi di Daniele a forma di cuore!

Mattia, è famoso per queste sorprese, ricordo ancora quando alla PBP del 2015, dopo più di 800 km, tirò fuori dalle sue Vaude Karakorum una torta intera, suscitando lo stupore e l’ammirazione di tutti i ciclisti presenti. 

Fino a Lecco ora è tutta discesa, per poi riprendere la strada che costeggia l’Adda fino a Paderno, ma è proprio in questo momento che Daniele, nuovamente in crisi di fame, ci chiede: “ho fame ma non saprei di cosa ho voglia”.

Appena si parla di cibo Mattia è sempre particolarmente attento, e una nuova sosta è obbligatoria per il suo secondo ristoro Gourmet, tirando fuori tavolette su tavolette di cioccolato italiano, svizzero, tedesco, di tutte le nazionalità. Lui è davvero aperto a tutto nel ricercare il gusto ed esplorare nuovi orizzonti alimentari. E´ il “randagio” dei fornelli.

Con le nuove energie ritrovate costeggiamo nuovamente l’Adda e ci inoltriamo di colpo in zona Martesana Van Vlaanderen.

Il passaggio sul ponte che porta al santuario di Concesa è commovente e ripercorriamo tutto lo sterrato magico fino a Paderno (a questo link il video del’ultima edizione del MVV, dura 8 minuti ma vi assiucro che merita parecchio), il primo anello da 200 km è concluso, siamo a 1/3 del percorso e ovviamente la pioggia continua.

A Paderno i CDD (i Ciclisti Della Domenica) ci accolgono a braccia aperte e con il loro solito entusiasmo. Il Carbo Power è pronto.

Piatti su piatti di pasta, pane e salame, barrette, integratori, crostatine, colombe, non sanno più come viziarci.

E se vedono che ci alziamo per andare a prendere qualcosa subito ci incalzano aiutandoci e servendoci senza nemmeno farci muovere da tavola. Ci stanno davvero viziando e coccolando.

Dopo esserci rifocillati e cambiati si riparte per il secondo anello da 200 km, quello verso la bassa lodigiana, sulla carta il più semplice ma da percorrere di notte.

Ripartiamo assieme a un folto gruppo di ciclisti, corsichesi compresi, direzione Treviglio, Caravaggio, Crema.

Santuario di Caravaggio

Mi colpisce particolarmente come ad ogni incrocio, anche chi ha il Garmin, voglia andare in direzioni diverse, pur avendo la traccia come noi. Questo è davvero un mistero che non riesco ancora a capire.

Dopo una sosta per bisogni fisiologici, noi tre ci stacchiamo dal gruppo che si è formato, e li perdiamo purtroppo per sempre.

Da lontano notiamo che a una rotonda hanno preso la strada sbagliata, mi auguro per errore, perchè il taglio che hanno fatto è davvero notevole.

La pioggia è incessante, noto in fondo alla strada due persone sotto l’ombrello che da lontano sembrano incitarci, che strano, al buio e in posti così sperduti, ma più mi avvicino più riconosco l’amico Pietro! 

Video fatto da Pietro

Lui è davvero un gradissimo randagio, e passando vicino casa sua ci teneva a salutare i suoi colleghi in difficoltà.

Grazie davvero anche per il meraviglioso video che ci hai fatto, rende davvero l’atmosfera.

La sosta dura pochi secondi, un saluto, una pacca sulla spalla e via, ma è quello che basta per darci davvero il carico di energia, fino a quando, arrivati a Pizzighettone, accade purtroppo un imprevisto.

Mattia, scivolando sulla strada bagnata, cade rovinosamente a terra.

Già era partito con poca motivazione, ora la caduta, mi spiace davvero parecchio.

Ci dice di andare avanti con il nostro passo perché non ci vuole rallentare. Vuole meditare da solo il possibile ritiro a Codogno, al controllo del km 309.

Io e Daniele ripartiamo in silenzio, siamo sull’argine e anche se ci ha chiesto di andare avanti, non vogliamo lasciarlo solo in questa zona così desolata, così teniamo sempre a distanza visiva la sua illuminazione.

Arriviamo a Codogno verso le 23.30 con il morale molto basso e qui Mattia ci da una vera lezione di vita: “ragazzi andate pure, le gambe ci sono ma la testa non c’è più, io mi fermo qui”.

Il ritiro può sembrare una sconfitta, ma quello che ha fatto Mattia, a mio parere è una vittoria.

In una situazione di stress psicologico notevole, come quella che stiamo vivendo, avere la lucidità di prendere la scelta giusta non è da tutti, ed io e Daniele rendiamo onore e merito alla sua decisione.

Non esserci con la testa lo metterebbe ulteriormente in pericolo, e capire questa situazione in anticipo è una dote e capacità che non hanno tutti.

Onore e merito a Mattia, da oggi in poi sarai il nostro Capitano!

Ma la cosa più’ bella e’ che prima di ripartire ci ha detto “ Finitela almeno voi”.

E dopo un po’ di anni ho capito cosa ti insegna una Randonnée.

Siamo tutti compagni di squadra e la cosa più importante è aiutare chi sta condividendo la strada con te, anche se per pochi km. Se tu sei stanco, ma il tuo compagno lo è ancora di più, capisci che lo devi aiutare, magari tirandolo fino al traguardo, incitandolo o semplicemente condividendo cibo ed acqua. Non c’è un vincitore ma solo lo spirito di pensare prima al prossimo che a te stesso. E’ quella la tua vera vittoria!

Il controllo è posto sotto un gazebo, e la pioggia continua fitta.

I ragazzi dei CDD cercano in tutti i modi di farci ridere e scherzare, e ci riescono sempre!

E’ davvero utile sapere di poter contare su di loro.

In particolare ridiamo è scherziamo sul percorso, lamentandoci della Presolana all’ultimo giro e non al primo, ma loro ci rispondono che hanno provato il percorso è andava bene così.

A Daniele però viene il dubbio e chiede: “ma lo avete fatto tutto di fila il giro o a pezzi?” e loro ” no a pezzi” e da lì in avanti, ovviamente in maniera scherzosa, partono gli insulti ai CDD, che continueranno per il resto del percorso. Soprattutto sulla lunga salita della Presolana, gli saranno scoppiate le orecchie!

Ripartire senza Mattia, ci taglia notevolmente le gambe, e il passaggio dopo pochi km attraverso il paese natale dei miei genitori, Castiglione d’Adda, nei mesi precedenti, lo avevo immaginato trionfale.

Ora invece sotto la pioggia, che continua ad aumentare, lo vivo molto sottotono.

L’unica consolazione è la foto davanti al manifesto che pubblicizza l’ultima mostra di quadri di mio papà, Pino Grioni.

Devo essere sincero, pedalare di notte con la pioggia è molto pericoloso.

Nonostante l’attenzione sia sempre alta, gli occhiali sono sempre pieni di gocce, la visibilità è ridotta, e ogni buca o tombino, camuffato da una pozzanghera, è un pericolo notevole. 

E questo rischio, purtroppo, la paghiamo amaramente: anche Daniele cade.

Se chiudo gli occhi ho ancora nelle orecchie il tonfo secco a terra e il colpo sordo del casco che picchia sull’asfalto.

Che paura!

Basta, ma cosa ci facciamo qui? mi rendo conto di aver sbagliato tutto e di essermi infilato in qualcosa più grande di me da cui, in questo momento, non posso uscirne.

Voglio solo arrivare a Paderno e ritirarmi.

Nemmeno il passaggio davanti la cappella di Olmo, mio punto di riferimento durante i giri in bici partendo da casa, riesce a tirarmi su di morale. Non riesco nemmeno a fare una foto.

Arriviamo a Paderno alle 4.30 del mattino, 400 km fatti, tutti questi ritardi ci hanno rallentato parecchio, e nonostante siamo umidi da tutta questa pioggia arriviamo prosciugati psicologicamente.

Non sappiamo più cosa fare, ripartire? fermarci? dormire? bhoooo.

Ricevo un messaggio di incoraggiamento di Fausto che mi dice che siamo ampiamente dentro il tempo massimo, di fermarsi e riposare prima di prendere qualunque decisione.

I CDD con il solito entusiasmo, ci servono infiniti piatti di pasta ma purtroppo il morale è a terra e neanche il salame riesce a ridarci la forza. Siamo combattuti se ripartire oppure no. Daniele dice ” Per me finisce qui. Basta. Tanto non andrò a Parigi e non ha senso continuare. Sono stanco, ma tu devi finirla.”

Sinceramente anche io ero stanco, ma non volevo lasciare a metà questa randonnèe a prescindere da Parigi, pero’ non sapevo davvero cosa fare, perchè le previsioni per il giorno dopo erano ancora tremende.

I CCD ci vengono in aiuto offrendoci un brandina nella palestra, dove avevano allestito un dormitorio. Non lo avevamo considerato questo, non è male come idea. Grandissimi!

Dopo una doccia bollente decidiamo di rivestirci con abbigliamento completamente asciutto e di riposare in palestra. Ci sono tantissimi ciclisti che dormono ormai da ore, vedo l’Ingegnere, arrivato ben due ore prima di noi al controllo. 

Saluto Daniele e gli dico: “io mi sdraio e non metto la sveglia,  se mi sveglio riparto, altrimenti no”.

Rimango 10 minuti steso, ma non riesco a prendere sonno, sento  il ticchettio della pioggia che continua a battere incessantemente sul tetto, senza la minima tregua.

Ma dove sto andando? 

Poi la svolta, Mattia ci scrive via whatsapp e ci dice “Non mollate almeno voi”.

Poi giro lo sguardo e vedo l’Ingegnere che si sta vestendo. 

Ho deciso, riparto!

Mi rimetto addosso tutto il kit pioggia e sono pronto per partire, vado da Daniele per lasciargli le chiavi dell’auto, e lo vedo stranamente sveglio. 

Gli dico “Io vado ma sei proprio sicuro di non voler venire?”, la sua risposta è eloquente e categorica “Tu sei pazzo! Non mi va più, per me e’ finita qui. Buona fortuna”.

Lo ringrazio e ci salutiamo.

Esco, mi faccio un buon caffè offerto dai CDD e sto per partire assieme ai Ciclisti Corsichesi, ma dalla palestra vedo corrermi incontro una figura di super eroe, zoppicante, trascinando con se’ tutto ciò che gli era rimasto di funzionante nel suo corpo.

Mi urla: “Matteo aspetta! vengo anche io!” E’ Daniele!

Dico all’Ingegnere di partire e che ci vedremo più avanti. 

Con grande gioia e felicità aspetto Daniele che si riveste e in men che non si dica è pronto per questi ultimi 200 km sotto la pioggia. Ci aspetta la Presolana!

Ripartiamo ed è subito sterrato, questo anello si svilupperà tutto in territorio bergamasco, terra di Popolari terra di Coppa Asteria.

Al km 489 sappiamo che ci sarà la Presolana, e a Nembro, prima dell’inizio della salita, ci fermiamo per un cappuccio e due brioches, dobbiamo avvisare Mattia che siamo ripartiti!

Fino a Clusone arriviamo tranquilli, ma poi ho il vuoto, chiuso, blackout.

Ricordo solo che da Castione della Presolana in avanti vedevo questi muri d’acqua scendere dall’asfalto ad ondate, e con la ruota anteriore infrangevo questi flutti come Mosè nell’Antico Testamento.

Ricordo questo continuo chiedere informazioni tecniche a Daniele, avevo perso la fiducia anche nel mio Garmin, ero convinto che mi stesse dando dati errati: “Daniele quanto manca? a che quota siamo? pendenza? ma non è possibile! tu e le tue cavolo di Randonnée!” Ero in preda ad una crisi isterica! I CCD la pagheranno cara.

Finalmente arriviamo in cima, km 489, che liberazione! anche se mancano ancora 120 km non c’è più nessuna salita.

E subito parte il mio momento Ignorante facendo questo video rivolto a me stesso.

Con sorpresa, entrando nel bar Neve, troviamo l’Ingegnere con il suo aplomb sorseggiare una birra al tavolino, accanto al camino, sembra fresco come una rosa, mamma mia come lo odio.

E ovviamente parte subito all’attacco e mi dice: ” Matteo, mi sa che oggi non riesci ad andare a messa”, e io “caro Ingegnere, ho trovato una messa a Crescenzago alle 21, ce la farò!”.

Ce l’ho fatta, colpito e affondato!

Dopo averlo freddato con la mia risposta, si alza un po’ stizzito, indossa i suoi guanti in gomma per piatti lunghi fino al gomito, di colore rosa, e ci saluta… orevuar gente! Starà andando sicuramente in cucina a lavare i piatti, pensiamo subito, invece no, e’ pronto per ripartire.

Probabilmente lo sponsor “Domopack” gli avrà imposto il suo abbigliamento.

Pazienza, l’ingegnere è andato, non lo recupereremo mai più, ora pensiamo solo ai nostri due panini e ci prepariamo per la lunga discesa di 30 km.

Arrivati sul lago d’Iseo iniziamo ad assaporare il profumo dell’arrivo, capiamo che ormai è quasi fatta.

Mentre pedaliamo, ormai quasi a Sarnico, abbiamo la sorpresa più bella della giornata, … vediamo l’Ingegnere fermo al bar.

E’ l’occasione della vita! Passiamo veloci dando prova della nostra forza e lui ci grida “AH NO COSI` ARRIVERETE PRIMA DI ME SICURO”. Lo abbiamo ferito.

E’ giunto il momento di spingere a tutta fino all’arrivo ce la possiamo fare!

L’ingresso in Bergamo è qualcosa di glorioso e trionfale, sentiamo davvero di aver compiuto un’impresa eroica per le nostre possibilità, e la sorpresa più grande l’abbiamo al passaggio a Colle Aperto, dove ci sono Claudia e Mattia ad attenderci.

Credo che sotto i miei occhiali ricoperti da un gran numero di gocce d’acqua ora scorra qualche lacrima di commozione. 

Mattia se siamo qui è anche grazie a te!

Daniele per l’occasione viene proclamato cittadino Orobico da Mattia, che, per festeggiare questo evento, organizza un banchetto Gourmet a base di tavolette di cioccolato e schweppes al pompelmo rosa, che momento memorabile!

Se Daniele vuole prendere l’ultimo treno delle 20.10 in centrale è ora di tirare, e con una volata in stile crono al giro d’Italia alle 19 siamo a Paderno!

Ma soprattutto, per la prima volta nella storia siamo arrivati prima dell’Ingegnere! Lo abbiamo Battuto dopo anni di sconfitte.

E’ Fatta! siamo nella Nazionale Italiana Randonneurs!

Gli applausi e l’accoglienza dei CDD è davvero unica, spiace davvero tanto dover fare tutto di corsa per scappare a prendere il treno, ma una pasta al volo riusciamo a prenderla!

Ceniamo accanto a Paolo, un ciclista che ha concluso 5 Paris Brest Paris, e quando Roberto, di Brontolo Bike, ci riconosce e ci ringrazia per tutti i consigli che gli abbiamo dato grazie al blog, Daniele esce con la perla di tutte le perle: “ora che mi sono qualificato, non ci vado a Parigi, non me ne frega nulla” e Paolo quasi sviene preso da una sincope!

Dopo aver fatto qualche sgommata nel prato del parcheggio per festeggiare è ora di fare la corsa in stazione.

A centrale non arriveremo mai, puntiamo a Monza per le 20.20. 

Dopo esserci salutati è il momento di puntare alla messa delle 21, devo farlo per l’Ingegnere che mi metteva in dubbio.

Corro a casa e avverto mia moglie e le mie figlie di aprirmi cantina, voglio buttare dentro tutto e ripartire subito, tutto bello bagnato e puzzolente.

20.35 sono a casa, sempre sotto la pioggia tiro giù la bici dal portapacchi ma, si rompe la rotella che tiene fissa la bici al portapacchi.

Panico. Che faccio?

Ho pochi minuti per capire cosa fare, allora cerco di smontare bici e portabici in un blocco unico, butterò tutto in cantina e ci penserò poi.

Dopo aver chiuso pure un dito nella portiera a mia moglie arrivo alla porta e mi accorgo che non entra nulla, sono troppo largo. Mannaggia!

Devo tentare l’ultima possibilità, in extremis scendo in cantina pendo la sega e sego il portabici.

Dopo 10 minuti di fatica, davanti agli occhi increduli di moglie, figlie e vicini di casa, decido di tagliare il portabici, e la tragedia è compiuta: nonostante mia moglie continuasse a dirmi che stavo tagliando il pezzo sbagliato, io continuavo imperterrito.

Aveva ragione, era il tubo sbagliato.

Sono le 21, mia moglie, appoggiandomi la mano sulla spalla mi avverte che sono fuori tempo massimo, e la profezia dell’Ingegnere è ormai compiuta.

Me la pagherai cara Ingegnere!

Prima di lasciarvi voglio solo riportare quello che Daniele mi ha detto in macchina, mentre cercava di cambiarsi:

“Sai cosa mi ricordo di ogni Randonnee? Solo gli ultimi 5km. La sensazione di stare per finire e’ una scossa adrenalinica unica. Qualcosa che se non la provi non lo si può capire. Vedere il traguardo e dire ” E’ fatta!”. Che emozione. Sono passati un po’ di anni dal primo giorno della mia prima randonnèe ed ognuna mi ha regalato qualcosa. Amicizie, paesaggi nuovi, salite impegnative. Tutto questo lo porterò per sempre con me. Mi ha insegnato a risolvere i problemi sul momento, a non mollare mai, ad essere sempre concentrato o semplicemente portare in un bagaglio il minimo indispensabile. Questi insegnamenti oggi li applico alla vita di tutti i giorni e ne sarò per sempre riconoscente. Il ricordo della PBP e’ ancora vivo e forse per me e’ stata una delle esperienze più belle e vorrei rimanesse unica. Questa e’ la mia ultima randonnèe? Non lo so, ma credo di aver bisogno di una pausa per ritrovare quella motivazione e “cattiveria” che mi hanno spinto a farle. Non lo so quando sara’ la mia prossima avventura ma per ora voglio fermarmi e riflettere. Ti ringrazio Matteo per avermi fatto conoscere questo fantastico mondo ed e’ stato davvero molto divertente farlo con te. Ringrazio anche Mattia, che finge di essere un orso ma in realtà ha un grande cuore. Voi sarete per sempre la mia vera squadra. Ci vedremo prossimamente per percorrere altra strada insieme”.

Cosa farò io? andrò a Parigi?

Questa possibilità si ha una volta ogni quattro anni, e ora che con tanta fatica mi sono qualificato ci sto pensando seriamente.

Da un lato sento che dovrei andare, sento quella cattiveria e quella voglia di dare un colpo di pedale in più, sempre oltre le mie possibilità.

Dall’altro invece sento che quello che ho vissuto nel 2015 è qualcosa di mitico e unico, e che non dovrei andare a rovinare ma custodire nel cuore senza repliche.

Fortunatamente ho tempo fino al 1 luglio per decidere.

Traccia Strava a questo link

https://www.strava.com/activities/2381023676

2 Comments

  1. Complimenti, siete stati grandi, sia chi ha scelto di ritirarsi, sia chi ha scelto stoicamente di continuare…complimenti, queste condizioni ininterrotte di pioggia degli ultimi eventi hanno mimato le certezze di molti… Per la scelta di andare o meno a Parigi, io purtroppo non ci sarò, spero che la tua scelta sarà dettata dal piacere di andarci e non dall’ossessione..comunque sempre mitico, soprattutto per la leggerezza con la quale affronti i momenti di difficoltà, un esempio!!!

    1. Ciao Marco, grazie per il commento, e soprattutto per quello che mi hai scritto per Parigi. Hai centrato il punto, Parigi non deve essere un’ossessione, ora fortunatamente ho un po’ di tempo per pensarci. A presto!

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