SportVerona 400 – Versione non censurata

Ho precedentemente scritto un articolo per raccontare la storia di questa avventura, ma non lo sentivo mio. Non era nel mio stile, troppo serio e anonimo, troppo bla bla bla….

Per i più curiosi, leggetelo pure, lo lascio pubblicato a questo link, perchè è proprio un peccato cancellarlo. Scritto in maniera precisa e cronologica, ma senza anima.

La SportVerona 400 parte ufficialmente sabato 13 aprile alle ore 16, ma per me la partenza ufficiale è al mattino alle 9, quando Mattia inizia a soffriggere e cucinare il nostro pranzo.

Si, perchè Mattia ha invitato me e Daniele a casa sua per pranzare prima della partenza. Non per un semplice pranzo frugale, ma per un vero pranzo di Natale!

Ed e’ cosi’ che sotto “un piatto di pasta (circa 300gr a testa) con tonno e zucchine (tutti ingredienti provenienti dal monte sacro Misma)” troviamo dei regali.

Ringranziamo il nostro “Babbo Natale” abbracciando il suo soffice pancione (lascio alla vostra immaginazione indovinare quale sia la pancia deputata a questo gesto toccante).

Ma in fondo Mattia ha anche un lato simpatico: la sua famiglia!


Con la potenza del Misma che pervade il nostro spirito siamo pronti a partire alla volta di Verona.

Arrivati, facciamo degli incontri speciali, quelli con le persone che lasciano il segno, nel cuore e nell’animo. So che è una lista tipica da nonni ma bisogna avere pazienza, la mia età avanza, per me queste persone sono quasi più importanti di tutto il giro in bici in se.

Prima incontro i miei tifosi numero 1! Grandi ragazzi!

Scusate se non mi sono potuto fermare a casa vostra per pane e salame, sarà per la prossima!

Poi incontro lui, si proprio lui: “Il Grande Fausto!” che si presenta con una bottiglia di Amarone della Valpolicella prodotto dall’azienda agricola di famiglia.

Fausto con la sua bottiglia di Amarone

Vorrei “Sboccariala” subito, ma preferisco attendere una commemorazione degna di questo vino così pregiato.

Mentre mi appropinquo alla registrazione, incontro Lei, la regina di tutti i Blog: Cinzia di cinziainbici! Finalmente dopo tanti anni ci incontriamo di persona. Meraviglioso pensare come un sorriso seguito da un abbraccio possa essere così tanto intenso, sembriamo davvero amici di vecchia data!

Con Cinzia

In griglia incontro un personaggio particolare, unico nello stile (a parte il cappellino della Popolare) e soprattutto eclettico come tutti i suoi progetti ciclsitici.

E’ Aldo Mangione.

Partecipa a questa randonnée e a tutti gli altri brevetti di qualifica della PBP con una bici a scattto fisso. Che gambe ragazzi! Soprattutto perchè ci andrà sicuramente anche a Parigi con quella bici.

La bici a scatto fisso di Aldo

Per dovere di cronaca: nel 2007 ha partecipato con una tradizionale bici in alluminio, nel 2011 lo stesso progetto lo ha realizzato con una bici d’epoca dell’esercito svizzero, se non ricordo male da 25 kg, e nel 2015 invece realizzato in Brompton. Chapeau.

Stiamo quasi per partire quando in griglia incontro di nuovo Fausto insieme a Lorenzo e a un nuovo amico che non conosco, Giangi.

E’ alla sua prima esperienza di lunga distanza, e si è prefissato di partire in gruppo con noi. Ahimè, l’ultima notizia che ho avuto su di lui, è stata la ritirata per problemi intestinali in un bagno di WCenza. Ce la farà? Lo scoprirò solo l’indomani.

Pronti via sento subito un forte affiatamento con Daniele, ormai ci conosciamo bene, e ci capiamo al volo. Il giro è impegnativo e sappiamo che in questa prima parte dobbiamo gestire le energie.

Mattia invece è sempre una girandola impazzita: prende, scatta, rallenta, va in testa a tirare, impenna. Mamma mia che ansia, sembra tornato il vecchio sbruffone che abbiamo conosciuto.

E poi continua con tutta una sua teoria sui controlli: “sono troppi, io non mi fermo, pedalata rotonda, devo pedalare… bla bla….” si si, io e Daniele lo lasciamo parlare. Ci vediamo domani ragazzo mio.

Ultimi fra gli Ultimi! E’ questo il motto che ci siamo prefissati io e Daniele per quest’anno. Mattia non ne vuole sapere e siamo costretti ad assecondarlo tenendolo sempre a freno.

Dopo il passaggio dallo splendido borgo di Soave, e il lago di Fimon, incontro anche l’amico Fabio con la sua bellissima Condor. Sempre bello fare quattro chiacchiere con un randonneur della sua esperienza.

Dopo la sosta al controllo di Vicenza ripartiamo in modalità notturna e lo splendido passaggio attraverso Marostica e Bassano del Grappa, ci inoltriamo verso la Valsugana dove è posto il secondo controllo al km 190.

Assieme alle tenebre fra di noi scende un rigoroso silenzioso. In trance mistica sento probabilmente il richiamo ancestrale verso un non so ché di misterioso, quasi magnetico verso questo ignoto nell’oscurità.

Al controllo finalmente scopro a cosa era dovuta tutta questa sacralità verso la notte.

Così come le marmotte, tra le montagne, fanno capolino, anche in Daniele qualcosa stava “smarmottando”.

Daniele era partito con un peso interiore che si è trasportato per ben 190 km, e che ha scaricato nel bagno del controllo: per la serie, lasciate ogni speranza voi che entrate… in quel bagno. Non si sa se la pasta di Mattia (la prima volta in cucina) con un soffritto leggero di appena 3 ore, ha potuto scatenare tutto questo…ci rimarrà’ per sempre il dubbio!

Al bar incontriamo anche un ciclista, Franco, che mi chiede: “ma tu eri quello che settimana scorsa era al Martesana Van Vlaanderen in divisa Mapei?” gli rispondo con una risata: “sì sono proprio io!”, anche se gli avrei preferito rispondere così: “si, ero proprio io quel cretino”.

img_20190423_083159_7991596800021.jpg

Dopo la ripartenza ora il nostro unico pensiero è il Monte Bondone, dove è prevista pioggia e neve, poi, tutta discesa verso Verona.

Dal bar funivia di Trento, dove è posto il controllo prima della salita ripartiamo separati. Salita libera, ognuno con il proprio passo, ci vediamo in cima.

IMG-20190415-WA0047

Sono le 3 di notte, inizio la salita davanti, e mentre pedalo mi accorgo di aver messo per errore il telefono in modalità aereo invece di togliere i dati.

Fra me e me chiedo: mi fermo per riattivare il telefono? Ma no dai. Su 400 km vuoi che abbiano proprio bisogno di me in questi 7 km?

Al controllo in cima al Monte Bondone, una volta riattivato il telefono, scopro le telefonate e i messaggi piagnucolanti della persona che non si doveva mai fermare.

Mattia aveva dimenticato il cellulare sul tavolino del bar e si è dovuto rifare due volte la salita per recuperarlo. I piu’ maligni hanno pensato che sia stato un gesto voluto per rendere ancora piu’ eroica questa 400. Mattia e’ solito compiere gesti del genere per poi vantarsi dicendo “sai io ho fatto 30km perche’ ho sbagliato strada…Ho fatto il monte Bondone 2 volte…io faccio scialpinismo…ecc ecc”. Lo abbiamo pensato anche noi…ma a noi certe cose non interessano.

Dopo averlo aspettato al freddo e al gelo, ora è giunto il momento di goderci la meritata discesa, anche sotto la pioggia e qualche fiocco di neve.

Sì, perchè noi ci aspettavamo una discesa sulla carta, ma di discesa nemmeno l’ombra.

O abbiamo le allucinazioni, o Musseu (organizzatore dell’evento) ha ribaltato ogni legge della fisica, perchè dopo ogni leggera discesa c’è sempre un muretto, e non si recupera quasi mai.

Ci viene il dubbio di aver fatto l’unica Randonnée d’Italia totalmente in salita.

Ora il nostro unico pensiero è il controllo di Loppio al km 280, sono quasi le 7, e ho voglia di fare una bella colazione con la specialità del Bicigrill Duchi’s: panino con la carne cruda.

Mattia però in questi km che precedono il controllo si stacca da noi. Subito io e Daniele ricordiamo fraternamente come si pavoneggiava nei primi km, con il sorriso e la spensieratezza che lo contraddistingueva, cosa può essergli successo?

Che fare ora? Aspettarlo e chiedigli se ha qualche problema, ricevendo solo insulti, o aspettarlo al controllo? Propendo decisamente per la seconda opzione.

Dopo quasi mezz’ora lo vediamo arrivare con un colorito cadaverico… stomaco in subbuglio. Ma sembra essersi ripreso bene e si fa un panino come il nostro.

Mattia all’arrivo al controllo di Loppio

A metà panino, pero’, noto che si ferma, e con un tempismo perfetto gli chiedo se lo avrebbe finito…immaginate quanti insulti ho ricevuto non solo da Mattia ma anche da Daniele che ha rincarato la dose!

Basta, fino a Verona non parlo con nessuno. Mi chiudo sotto la mantella in Gore Tex e bye bye. Ma per non farmi mancare niente faccio una bella colazione con cappucino e brioches.

Arrivati al controllo di Affi al km 330, noto che il morale di Mattia e Daniele, è un po’ a terra. In linea d’aria mancano 30 km a Verona, ma sulla carta sono 70 e questa cosa psicologicamente pesa parecchio.

In più, oltre alle ultime salite ancora inaspettatate, ci si mette pure il vento che sembra sempre contrario in ogni direzione imbocchiamo, insomma, siamo alla frutta.

Giungiamo con fatica all’arena di Verona per la classica foto ricordo (sorriso plastico evidenzia la nostra stanchezza). Ci spostiamo a Montorio dove è posto l’arrivo e la fine di questa cattiva (o variopinta) ma meravigliosa Randonnée.

Arena di Verona

Si, perché alla fine la fatica, dopo uno, due o tre buoni piatti di pasta, scompare, a fa tornare il sorriso.

Com’è andato a finire il Giangi dopo la sosta “liberatoria” di Vicenza?

Ebbene si, stringendo i denti ma soprattutto le chiappe, è arrivato alla fine, un grande!

Il Giangi all’arrivo

Ora è giunto il momento di tornare a casa, sono sicuro che tutti gli aneddoti di questa esperienza ci terranno svegli durante il viaggio di ritorno.

Zzzzzzzz……

Traccia Strava a questo link

https://www.strava.com/activities/2289368162

Rispondi