Passo Penice, Oltrepò e Colli Piacentini

Ci sono giorni in cui amo uscire in bici per stare in compagnia e chiacchierare con amici, altri invece in cui ho bisogno di solitudine, silenzio e di ritrovare pace interiore.

Questa volta sento il bisogno di una pedalata in solitaria.

E’ mezzanotte, metto da parte la mia minuziosa cura nei dettagli organizzativi, e tiro fuori dall’armadio solamente il classico kit di abbigliamento estivo. Punto la sveglia alle 5, e se domani mattina avrò voglia partirò.

Un’idea sul percorso ce l’ho, ma tutta questa indecisione non mi aiuta a prendere sonno e riposare.

Tutti questi pensieri e preoccupazioni si sciolgono alle 5.36 quando, con il primo colpo di pedale, lascio tutto dietro di me è parto.

Mi dirigo verso Via della Chiesa Rossa, dove il drittone che costeggia il naviglio pavese mi accompagnerà verso Pavia.

Quando penso alla ciclabile del naviglio pavese, penso solo a una cosa: a quei teneri e maledetti coniglietti. Tutte le volte che l’ho percorsa di notte, ho sempre rischiato la vita, io e loro.

Ragazzi, sono dei pazzi furiosi! Ti sbucano all’improvviso quando meno te lo aspetti, soprattutto da cespugli insospettabili. E anche questa mattina è andata così.

Lungo questa tratta, mi accompagna lo spettacolo di un’alba nuvolosa, con i raggi del sole che filtrano attraverso alcuni fori fra le nuvole, una vera meraviglia della natura.

Arrivo a Pavia a 30 media, il mio solito errore, parto sempre troppo forte per poi crollare miseramente sul finale.

Non ho fame e decido di proseguire più che posso senza fermarmi. Mi dirigo verso Broni per poi inoltrarmi nell’Oltrepò, attraverso le strade che ha appena percorso il giro d’Italia. E dall’asfalto lo si percepisce subito.

Fra queste strade ero passato con un gruppo di amici il 27 dicembre 2019, le ultime pedalate pre-covid, e ricordo quel giorno con un briciolo di malinconia per qualcosa che a breve termine, sembra ancora molto lontano.

Molto spesso, i milanesi che abitano in zona nord, amano pedalare in Brianza, quelli della zona sud in Oltrepò, io che sono in zona est… amo i bei piattoni che portano a Lodi, ahahaha.

Questo Oltrepò però, mi piace per davvero, e capisco perchè il mio amico Davide, ama spesso pedalare proprio qui. Traffico assente, percorso vallonato, paesaggi mozzafiato, fantastico!

Dopo aver percorso il Piccolo Stelvio (fortunatamente questa volta in discesa), entro in Val Tidone costeggiando il Lago di Trebecco con la sua imponente diga, e inizio a percorrere la strada di avvicinamento che mi porta alle pendici del Monte Penice.

Finalmente una colazione a base di cappuccio e due brioches è d’obbligo!

Oggi indosso la maglia della Parigi Brest Parigi, e grazie ad essa un gruppo di ciclisti mi affianca facendo una piacevole chiacchierata per svariati km.

Si può salire al Passo del Penice da diversi versanti, quella che per esigenze geografiche sto percorrendo, fortunatamente non è la più dura, ma vuoi non complicarmi la vita? Una volta arrivato al Passo, decido di proseguire sulla strada chiusa che porta a Penice vetta, e le pendenze, con la stanchezza, si sentono.

Però la soddisfazione che provo in cima, alla vista della chiesetta e dei ripetitori, ripaga tutte le fatiche.

Dopo qualche foto e un paninetto frugale, indosso la mantellina e scendo verso il versante che porta verso Bobbio, ma senza raggiungerlo. A metà discesa devio nuovamente verso la Val Tidone per indirizzarmi verso Milano.

Sono ormai le 11 passate, la giornata inizia ad essere piacevolmente calda, e mentre mi giungono notizie da Milano di forti temporali e piogge, mi godo le ultime due salite di Cadelmonte e Pecorara. Queste ultime asperità mi separano dal piattone che mi aspetta per tornare a casa.

Arrivato a Pianello Val Tidone, decido di percorrere una strada secondaria per evitare il traffico della provinciale. Una strada immersa nei boschi che si alternano a campi coltivati.

A un certo punto noto un cartello che indica il paese di Agazzano, e subito mi torna in mente il mio addio al celibato, dove proprio quindici anni fa ho festeggiato in una cascina di questa zona.

Ci sarà ancora questa cascina? come sarà oggi?

La curiosità è tanta, devio quindi per raggiungere questo luogo ameno immerso fra le colline piacentine, e mentre sbircio nel giardino allungando timidamente la testa, noto un tavolo allestito per un pranzo.

Sotto il porticato c’è un folto gruppo di persone intente a festeggiare, e il mio naso, visto che sono quasi le 13, mi fa notare due belle griglie imbandite con della carne pronta da degustare.

L’oste, anche lui incuriosito, da lontano mi osserva, impossibile che mi riconosca anche se io me lo ricordo perfettamente. Di colpo mi fa un gesto, come se mi invitasse a partecipare a questa festa per me improvvisata. 

Lo raggiungo, mi paleso, e dopo avermi riconosciuto per aver camminato sui carboni ardenti in quella famosa sera di quindici anni fa come Giucas Casella, mi invita a pranzare con i suoi amici. 

La mia camminata sui carboni ardenti nel 2006

E’ il compleanno della figlia e vuole che anche io vi partecipi.

A stomaco vuoto e disidratato, parto con una sequenza bicchieri di vino che mi fanno perdere il contatto con la realtà.

E’ il vino prodotto dal mio Oste e dalle stesse viti che vedo seduto al tavolo. Ricordo un gusto piacevole, simile al nettare degli dei, buono, fresco e che andava giù con piacere.

Quello che è successo nelle ore successive, purtroppo, non lo riesco più a ricordare.

So solo che mancano 80 km a Milano, ma di quell’ultimo tragitto che mi separa da casa, non ricordo più nulla, il vuoto totale.

Il Garmin, che notoriamente non va d’accordo con l’alcol, non ne vuole sapere di ripartire, e nella traccia finale manca proprio quel pezzo.

Un dubbio amletico mi rimane: come saranno stati quegli ultimi km? come avrò mai fatto a pedalare verso casa?

Ai testimoni oculari l’ardua sentenza.

https://www.strava.com/activities/5419621937

2 Comments

  1. Quando il tuo somarello in titanio ti porta ai confini della realtà, diventa come un’astronave. Ma ad alcool coi 13 gradi scritti sull’etichetta del Rosso da tavola dei Colli Piacentini, fatto con un uva Barbera, Bonarda, Sauvignon, altro come Canapa Indiana e Polvere da sparo (ottenuta grazie ai residui di carbone del tuo addio al celibato – per forza l’oste doveva ricordarsi di te).
    Grazie poi per le note armoniose con cui hai raccontato luoghi che frequento e amo: un bel viaggio, anche dell’anima.

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