Passabocche e Fritto misto

Quando ho chiesto a Mattia di propormi un percorso per la prossima avventura in bici, ho aggiunto una postilla un po’ particolare.

Visto il mio scarso allenamento mi sarebbe piaciuto che questo giro potesse trasformarsi in una piccola “Caporetto”, ovviamente per rendere la cosa più goliardica e divertente.

Fra le varie proposte mi ha tirato fuori un giro con dei nomi assurdi: Passabocche… Val Palot… Colle San Zero… ma che roba è? E subito ho pensato che potesse essere abbastanza ignorante: andiamo!

La partenza è come sempre da Scanzorosciate (Terra del Moscato di Scanzo ma luogo ancora più famoso per la prima cava di cemento della storia).

Dopo un saluto veloce al famigerato Randagio Ciakj (che sembra apprezzare parecchio il mio nuovo buff dell’Iron Bike Nardò) partiamo di gran lena ed è subito Tribulina per scaldare le gambe.

Nel punto in cui siamo al 12% ecco strombazzare un’auto dietro di noi, ci supera e ci insulta gratuitamente… ma che cosa vuole questo?

Intravedo all’interno dell’auto una maglia Popolare, Mattia mi dice che è Pato e anche se ormai si è dileguato all’orizzonte, una volta ripreso il fiato, ricambio a distanza gli insulti con affetto, che ai Popolari vanno sempre bene.

Una volta attraversata la Val Cavallina con il suo bellissimo lago di Endine, superiamo Sovere e raggiungiamo Lovere (la fantasia dei bergamaschi per la scelta dei nomi è commovente).

Sconfinando in provincia di Brescia arriviamo a Pisogne dove, a dir di Mattia, inizia la bellissima salita che ci porterà a Passabocche.

“Matteo, vedrai, è una salita stupenda, soprattutto per l’assenza di traffico. Ti invito a contare le macchine che incontriamo, non passa mai nessuno per questa strada”

Bella è bella come salita, ma volete sapere quante auto abbiamo incontrato su questa salita? Ben 43.

Vi assicuro che in Viale Forlanini a Milano il sabato mattina passano meno auto.

A parte gli scherzi, a discolpa di Mattia, in cima alla salita c’era un matrimonio, ma l’occasione per bistrattarlo a causa del continuo passaggio di auto era troppo ghiotta e non mi sono sottratto.

Durante l’ascesa Mattia mi spiega che una volta arrivati al famoso violino, le strade si dividono per poi ricongiungersi in cima.

Sulla sinistra si va verso la Val Palot, mentre sulla destra ci si dirige verso Passabocche, strada più secondaria e suggestiva.

Effettivamente non posso dar torto a Mattia e la salita, seppur dura in alcuni tratti, regala paesaggi e scorci sul lago d’Iseo davvero mozzafiato.

Mentre pedaliamo ci raccontiamo barzellette (Scusi per l’ospedale? Alla prima curva vada dritto!) e fra una risata e l’altra siamo velocemente in cima.

Dopo esserci coperti per una breve discesa che ci riporta in Val Palot, decidiamo di fermarci al bar per una bella fetta di torta.

Al calduccio di una stufa a pellet Mattia esordisce con questa proposta:

“Ora le alternative sono due: girare a sinistra verso il Colle di San Zeno, fare una salita tosta di 4 km e scollinare in Val Trompia dove non troviamo nulla da mangiare per andare incontro alla nostra “Caporetto”, oppure scendere di nuovo verso il lago attraverso la Val Palot e fermarsi in friggitoria”.

Tendenzialmente sono uno che quando si presentano alternative faccio sempre la scelta più dura e impegnativa, ma Mattia mi conosce bene e ha utilizzato la strategia “cibo”.  

Non ha fatto in tempo a finire la proposta che alla parola “friggitoria” ero già in sella con mantellina addosso pronto per la discesa.

Arrivati a Toline imbocchiamo la meravigliosa ciclopedonale Toline-Vello, ma subito abbiamo un’amara sorpresa: la strada, per non so quale motivo, è bloccata da una cancellata temporanea e l’idea di fare la galleria al posto di questo percorso più protetto non ci attira per nulla. L’ho già fatto una volta e preferisco evitarlo. 

Mattia però ha il colpo di genio: scavalchiamo!

Subito penso “mai decisione fu più azzeccata”, ma il destino a volte è davvero crudele e quasi come una sorta di punizione, dopo una decina di metri, il tubolare anteriore di Mattia perde pressione ed è a terra.

Dopo un primo tentativo con la bomboletta scopriamo che la valvola è saltata e la telefonata a casa sembra quasi inevitabile, ma, fortunatamente, nella falsa borraccia ho un vecchio tubolare di riserva.

Già una volta, alla Randonne di Castellania questo tubolare ha salvato Mattia, e anche oggi sembra fare il suo sporco lavoro.

Ed è così che ancora una volta il famoso detto viene rispettato: “un Orobico, in un modo o nell’altro, torna sempre a casa”.


Per riparare la ruota perdiamo circa un’ora e arriviamo alla famosa friggitoria di Sale Marasino con una fame atroce.

Il locale che offre pesce fritto è qualcosa di meraviglioso, praticamente scegli tu cosa farti friggere e, conoscendo la mia avidità, lascio a Mattia la scelta delle pietanze. 

L’attesa, anche se di pochi minuti, sembra eterna ma non appena ci chiamano a ritirare il piatto, alla sua vista, dal mio cuore escono queste parole d’affetto:

“Mattia, ti ringrazio per la tua amicizia”

e lui di buon cuore mi risponde:

“Se lo avessi saputo prima che bastava così poco, ti avrei portato prima in friggitoria”.

Nel giro di pochi minuti divoriamo mezzo parco ittico del lago d’Iseo e, nonostante questo pranzo non propriamente leggero da digerire, partiamo di gran lena costeggiando il lago fino a Sarnico. 

Mattia in pianura è qualcosa di stratosferico, quando si mette a tirare parte come una locomotiva e mi è quasi difficile stargli in scia.

Ed è proprio grazie a lui, che in men che non si dica, siamo di nuovo a casa.

Pack e Ciakj, famigerati e temuti cani da guardia, sono di nuovo ad accoglierci con tante feste e complimenti.

Siamo davvero dei Randagi!

Traccia Strava a questo link

https://www.strava.com/activities/4176915758

1 Comment

  1. Ma che bella storia!
    E cavoli! Voglio anch’io accedere alla friggitoria e magari in ottima compagnia!
    Bravo, anzi bravi.

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