Randonnée Libero Ferrario (400)

Preparare la bicicletta per una Randonée è un rito.

Controllo gomme, cambio, freni, telaio. L’installazione dell’impianto luci, tracce GPS, la scelta delle borse e dell’abbigliamento. E poi l’alimentazione, quanto cibo porto? Tanto, poco?

Insomma, le Rando iniziano sempre la settimana prima, quando, durante le tue attività quotidiane, la mente è focalizzata solo su quello.

Ansie, agitazione, paure, a mio avviso, sono tutti ingredienti indispensabili per la buona riuscita di una Randonée.  Mai essere troppo sicuri di se stessi!

Inoltre arrivo da un infortunio invernale, una frattura del bacino cadendo proprio in bicicletta. Il dubbio di non essere più capace di stare tante ore in sella mi ha perseguitato parecchio in questi ultimi mesi.

Ecco: tutte queste emozioni, per quasi tre anni di lontananza dal mondo Randonnée, mi sono mancate, e anche tantissimo! Ma da qualche parte dovevo pur ricominciare e la Randonnée Libero Ferrario del 16 luglio è l’appuntamento giusto.

395 km per 4500 metri di dislivello. Settimana più calda dell’anno con temperature superiori alla media. In mezzo San Bernardino e Spluga. Direi che questo è lo schiaffo morale giusto per rialzarmi e ripartire.

Si parte alle ore 6.00 dal centro sportivo Venegoni Marazzini di Parabiago.

Parabiago, prima della partenza

Prima della partenza si incontrano vecchi amici e soprattutto molti visi noti dell’ambiente, ognuno con la propria storia e con i propri km nelle gambe. Stefano, Giovanna e Ciro nel parcheggio, Renato e Stefano alla partenza, Mino al banco.

La mia idea è quella di vivere in solitaria questa avventura, ma poi incontro Marco, amico di Roberto e Giorgio, e decidiamo di partire assieme.

Dopo il primo colpo di pedale, come sempre accade, tutte le preoccupazioni scompaiono in un istante, lasciando spazio solamente al sogno tanto atteso.

Marco è fresco di Alpi4000, cavalca una splendida Colnago C64. La sua compagnia e davvero piacevole, ma tenere il suo ritmo, anche semplicemente in pianura, mi fa spendere preziose energie.

Con le prime luci del giorno percorriamo il canale Villoresi per poi imboccare il naviglio. Risaliamo il canale fino al primo controllo, la diga del Panperduto al km 37.

Diga del Panperduto

Ripartiamo rapidamente dal controllo e con altri compagni di viaggio formiamo un discreto gruppetto. Quello che sta per accadere a breve avrà davvero dell’incredibile.

Arrivati a Sesto Calende avviene un incontro particolare. In lontananza scorgo un personaggio misterioso, indossa una maglia identica alla mia, nera con fenicotteri rosa. Cappellino a pois e sacca team Israel piena di generi alimentari. Mi urla “Matteo Matteo…i rifornimenti!”

Rifornimento al volo come i Pro

È il mio amico Andrea. Rallento per fermarmi ma lui me lo vieta e mi urla “Vai vai! Non perdere il gruppo!” Che fare? Prendo al volo la sacca e tiro dritto. Il suo prezioso rifornimento sarà sicuramente utile, grazie amico!

A Sesto Calende iniziamo a costeggiare la sponda orientale del lago Maggiore, in direzione nord. Generalmente i grandi laghi si percorrono in senso orario, per essere più vicini al lago. Pedalare in questa direzione è per me una situazione inedita e mi permette di osservate particolari mai visti prima.

A Porto Valtravaglia, circa metà lago, scannerizziamo il secondo QR code. Foto veloce, brioche, banana, acqua e si riparte al volo.

In un attimo siamo in Svizzera e, dopo una serie di saliscendi, mettiamo in attivo i primi 1000 metri di dislivello. Sempre in compagnia di Marco arriviamo al checkpoint di Lumino, nei pressi di Bellinzona, km 139.

Questo è un punto cardine del percorso: qui inizia la lunga e faticosa salita che ci porterà a quota 2066 metri in cima al San Bernardino. Il caldo inizia a farsi sentire e un errore potrebbe risultare fatale.

Tenere il ritmo di Marco non farebbe bene a me e nemmeno a lui. È ora di lasciarlo andare e con queste parole mi congedo da lui: “Marco, tu sei un cavallo di razza, io un bardotto. Vai, scarica tutti i tuoi watt in salita e abbandonami al mio destino”.

Val Mesolcina

Ripartiamo assieme ma, non appena la pendenza inizia, piano piano lo vedo scomparire all’orizzonte. In bocca al lupo amico.

Arrivati a Grono la traccia prevede di imboccare la ciclabile della Val Mesolcina. Le Alpi Svizzere hanno un fascino particolare, il confine fra finzione e realtà è molto sottile, sembrano dei confetti da quanto sono perfette.

Arrivati a Lostallo però ecco il colpo di scena: dallo spot pubblicitario Milka, mi ritrovo catapultato direttamentea a Woodstock.

Incrocio un gruppo di ragazzi particolari, accompagnati da ragazze “senza abiti”. Ma dove sono finito? È lo Shankra Festival, un raduno psichedelico.

La strada è interdetta e tutti i ciclisti sono costretti a dirigersi verso la statale per evitare il blocco. Che fuori programma inedito, ahahah!

I passi svizzeri sono famosi per queste lunghe salite, dolci e costanti. Ecco: tra Soazza e Mesocco no e, sotto il sole battente delle 13, si scatena l’inferno in 4 km.

Il volto della Sofferenza 😂

Arrivati alla fontanella del paese mi getto a terra, bevo ma dalla nausea causata dal caldo non riesco a mangiare nulla. Riparto ma dopo 2 km si ripropone la stessa scena. Mi fermo ancora sotto una pianta, mi sdraio e cerco di riprendermi.

Nel mio delirio si propongono diversi scenari: tornare a Belllinzona a prendere il treno? Pagare un ciclista elettrico per farsi spingere fino in cima? Chiedere l’autostop a un furgone? Alla fine prevale la ragione e, ancora senza mangiare, riparto stringendo i denti.

In qualche maniera arrivo al checkpoint di San Bernardino, km 183, ma attenzione, c’è anche il ristoro: la trappola è in agguato. Gazebo, ombra, prato inglese fresco, Mino che si mette a chiacchierare con i ciclisti… sembra di essere in Paradiso!

Io non riparto più, si sta così bene!

Mi tolgo pure le scarpe, mi sdraio… e ora chi riparte da qui? Si sta talmente bene che non sarà semplice, mi viene pure voglia di fare un pisolino.

Grazie 🙏

Fortunatamente non abbocco al tranello e cerco di ripartire alla svelta. Passano però solamente 500 metri, e sono di nuovo fermo al Migrolino per una coca e gelato.

L’arrivo al Passo, km 190, oltre allo scollinamento, sancisce un giro di boa simbolico. A livello psicologico è un bel colpo!

Rapida discesa e in un attimo sono a Splughen per una nuova sosta con coca e gelato: ormai mi nutro solo di questo. Di cibo non riesco proprio a mandar giù nulla, il caldo mi sta provando.

Anche le mucche hanno sete

Fortunatamente la salita al Passo Spluga da questo versante è lunga solo 8 km e la conosco bene. Inserisco il pilota automatico, e, accompagnato dalle marmotte, mi godo questo spettacolo al tramonto.

La bellezza della natura che mi circonda mi fa provare una pace e serenità interiore che mi fa dimenticare tutte le fatiche.

Verso le 19 sono in cima, km percorsi 219, dislivello positivo 3400, felicità? Tantissima!

Mando qualche messaggio al volo a familiari e amici per avvisare che sono vivo, il telefono però squilla e penso: “Ma chi è rompe ora? Non ci sono per nessuno!”

Non volevo nemmeno rispondere ma poi alla fine ho ceduto e quella telefonata… è servita parecchio.

La discesa verso Chiavenna è qualcosa che non dimenticherò mai. La bellezza del lago di Montespluga, il tramonto, la natura. Sono solo a pedalare, eppure sento una presenza “superiore” che mi accompagna, guardo il cielo, mi commuovo, e sento scendere una lacrima sul mio volto.

Arrivo a Chiavenna verso le 20, fa ancora molto caldo, ma almeno il sole battente si è placato. Fortunatamente torna l’appetito: 2 toast, 2 coche, 1 caffè, gilet catarifrangente PBP, luci accese, e si riparte!

Ciclabile Valchiavenna, lungolago fino a Menaggio, salita verso Porlezza. Ormai le gambe girano come un’orologio. Così, in un attimo, verso mezzanotte, sono al controllo di Porlezza al km 319.

I volontari, appena mi vedono, corrono subito a coccolarmi. Sedia, sacchetto con cibo, acqua, coca cola. Ma quanto sono gentili tutti quanti? Ripartire da ogni controllo non è mai semplice, si sta così bene con loro!

Grazie 🙏

Nonostante i volontari mi consigliassero di aspettare qualcuno, riparto da solo. Attraverso la cittadina di Lugano, ponte sul lago, Mendrisio e in un attimo sono in Italia.

L’ultimo controllo, con solo QR code, è ad Appiano Gentile. Ora è davvero tutta discesa fino a Parabiago!

Sono da poco passate le 4, con un silenzio e una pace surreale, rientro nel centro sportivo da dove sono partito il mattino precedente. Picchio le mani sul manubrio, ce l’ho fatta!

Due volontari mi battono le mani e mi chiedono subito se voglio da mangiare. “No tranquilli, non mangio nulla, ho la nausea”. Ho pochi ricordi di quello che è successo, so solo che 5 minuti dopo, mi ritrovo con pasta e birra in mano a chiacchierare amabilmente con loro.

Grazie 🙏

Fermo il Garmin, e la tipica malinconia per la fine di un’avventura si impossessa come sempre di me. Ma questa volta ho una sicurezza in più: sono tornato!

Le gambe le ho messe io, ma se sono riuscito ad arrivare lo devo anche grazie al supporto da casa.

I miei più sentiti ringraziamenti vanno a tutti i volontari, alla G.C. Libero Ferrario, alla US Nervianese 1919, che si sono prodigati per rendere questo evento meraviglioso e perfetto! Grazie di cuore ragazzi ❤

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