Parigi Brest Parigi 2023

In questo periodo ho letto tantissimi resoconti e post social di chi ha vissuto in prima persona la Parigi Brest Parigi. In ognuno di questi racconti, ogni ciclista è riuscito a descrivere le proprie emozioni. Mai banali, mai noiose, mai scontate, tutte diverse, ma soprattutto esperienze uniche.

Uniche perché ogni ciclista, dei 6500 partiti, ha vissuto un viaggio straordinario, partito da molto lontano. Un cammino lungo ben più di un anno e che non si riduce ai “soli” 1200 km pedalati in Francia.

Il percorso inizia l’anno precedente, con la scelta del brevetto di prequalifica. Si continua poi a gennaio con l’attesa del calendario ARI per le Rando ACP. Ci si confronta con gli amici di pedale, si incrociano gli impegni familiari: battesimi, cresime, comunioni, matrimoni, sono un grande classico di aprile/maggio. Tutti appuntamenti da incastrare in maniera perfetta nella pianificazione delle Rando.

Una volta conquistati i brevetti di qualifica (200 300 400 e 600 km) c’è l’orgoglio della conquista della maglia della Nazionale. Si inizia a pianificare la trasferta logistica a Parigi. C’è poi l’allenamento estivo in preparazione dell’evento (mai troppo pesante, mai troppo leggero), in cui si testano gli ultimi dettagli tecnici di abbigliamento e strumentazione.

E poi, finalmente arriva il viaggio a Parigi!

Le poche ore vissute a Parigi prima della partenza, hanno un fascino particolare, con la giusta ansia che permette di tenere alta la concentrazione. Il ritiro dei documenti, la foto con i compagni italiani, i pranzi e le cene al ristorante, le chiacchierate in albergo. Per i più fortunati ci sono anche momenti da turista.

Ah si, mi dimenticavo, alla fine c’è anche la partenza ufficiale!

Foto di gruppo dei ciclisti italiani a Rambouillet

Ma facciamo un passo indietro. Ho la fortuna di condividere il viaggio a Parigi assieme a Fausto, una persona splendida che fa letteralmente volare i 900 km che separano la capitale francese da Milano.

Poi in albergo sarò con Claudia, Mattia, Umberto, e l’inaspettata e gradita presenza di Mino e Barbara che condividono con noi la stessa struttura.

Le cene serali sono un spasso, al gruppo si unisce anche Damiano, ma è sempre Fausto a tenere banco. E’ davvero un grande animatore, riesce sempre a farci ridere, riuscendo a stemperare ogni tipo di tensione. Prometto di fare un articolo specifico per raccontare questi due giorni, ma ora andiamo al gran giorno.

E’ domenica 20 agosto, io Mattia e Fabrizio abbiamo la partenza nello scaglione con la lettera O, alle ore 19.30. Dopo una pasta al tonno cucinata dai prestigiosi e rinomati chef stellati C&M (Claudia e Mattia), giunge il momento tanto atteso.

E così, dopo una pennichella sul prato siamo pronti per partire.

Non è facile gestire la tensione nelle ultime ore. Dubbi e preoccupazioni sono spontanei e soprattutto naturali. Sono convinto che facciano bene psicologicamente. Sì, ma che fatica!

So solo che al primo colpo di pedale, scomparirà tutto, e, magicamente, inizierà il divertimento (o la tortura, dipende dai punti vista).

Ogni 15 minuti partono 300 ciclisti per volta. Gli organizzatori hanno deciso di neutralizzare il gruppo per i primi km. Infatti fino al primo paese siamo scortati dall’ammiraglia dell’organizzazione, per poi lasciare il via libera. Il tutto per questioni di sicurezza.

In questo primo frangente abbiamo perfino il piacere, e l’orgoglio, di pedalare assieme a Jean-Claude Chabinard, 76 primavere, alla sua tredicesima partecipazione alla PBP! (Per la cronaca, è riuscito a concluderla anche questa volta in 88 ore e 37 minuti, chapeaux).

Jean-Claude Chabinard e Mattia

Una volta liberati dalla neutralizzazione, faccio una scelta un po’ particolare. Decido di chiudermi un po’ in me stesso, ho bisogno di prendere il ritmo, concentrarmi, non parlare con nessuno. Ho bisogno di liberare la mente e concentrami sulla strada, senza guardare il contachilometri. Mai guardare la distanza che manca all’arrivo, si ragiona sempre una tappa per volta, controllo dopo controllo.

Bla bla bla… queste sono tutte cose da manuale, trite e ritrite, scopiazzate di qua e di là… il mio primo vero pensiero è stato questo: “ma tu sei un pazzo! ma ti rendi conto che sei partito in bici per coprire la distanza tra Milano a Reggio Calabria? non ce la farò mai!”.

Purtroppo questi momenti concitati sono fatali per Fabrizio: subito dopo pochi km lo perdiamo, e rimaniamo io e Mattia. Quando si parte assieme a tanti ciclisti ci sono momenti difficili da gestire, soprattutto quando i gruppi sono numerosi, e il rischio di cadere è altissimo. Sono però sicuro, che fra un controllo e l’altro, ci troveremo di nuovo. In bocca al lupo Fabry!

La prima tappa che porta a Mortagne è quella che io chiamo dei “Ciclisti Improponibili”. Infatti in questi primi 100 km di disagio, capita molto spesso di superare ciclisti partiti da Rambouillet in una maniera particolare. Abbigliamento eccentrico, biciclette assurde, bagagli spropositati. Molto spesso mi segno i numeri per monitorarli con il tracking, e rimango spesso stupito per come tengano duro fino alla fine. Tantissima stima! Forse è davvero in questa maniera che si affronta la PBP.

Mortagne au Perche è solo un punto di accoglienza, mangiamo qualcosa al volo all’esterno e ripartiamo subito. Nel 2019, per colpa del mio ginocchio, in questo punto mi ero separato da Mattia. Questa volta invece, ripartiamo assieme, ma quanto sta andando alla grande questa edizione? Che gufata.

Durante la prima notte capita spesso di essere superati da parecchi gruppi di ciclisti indiavolati. Trenini in fila indiana che ti superano a velocità folli, anche oltre i 40 km/h. Sappiamo bene che agganciarsi in scia è rischioso, il dispendio di energie per tenere certi ritmi iniziali è elevato, e spesso questo guadagno lo si paga nei tanti km successivi che si devono ancora percorrere.

Ad un certo punto però, ci supera un trenino particolare, capitanato da un ciclista noto: “un uomo solo al comando, la sua bicicletta è bianco-celeste il suo nome è Umberto de I Dannati del Pedale

Si è proprio lui, il “Treno della Bretagna”! Con un gesto eroico scattiamo e lo raggiungiamo, vogliamo almeno salutarlo. Partito un’ora dopo di noi ci ha già raggiunto e sverniciato alla grande. Ha una gamba super, e capiamo che dopo un saluto veloce, ci è impossibile stargli a ruota. Dopato!

Se volete leggere un vero articolo sulla Parigi Brest Parigi, leggete il suo a questo link, merita decisamente più del mio, ve l’assicuro. Io mi sono commosso leggendolo.

Passato il controllo di Villaines-La-Juhel, dove incontriamo Roberto, Eraldo, Luca e Umberto, siamo sempre più vicini alla Bretagna, destinazione Fougeres al km 300.

Ma quanto è bello prendere in giro Roby mentre dorme appoggiato al tavolino?

Nella notte incrociamo anche Aurora, condividiamo con lei una colazione all’alba e i primi km del mattino. La povera Aurora avrà anche un imprevisto meccanico, rottura del filo del cambio, che la bloccherà un’ora. Ma lei è una tosta e recupererà senza problemi il tempo perso.

La prima notte è sempre la più dura, ma a differenza delle temperature del 2015 e 2019, vicine ai 4 gradi, quella passata è una notte più calda, ma di un’umidità fuori dal comune! Sono vestito troppo leggero, la mia gola accusa. Mal di gola e bronchite in arrivo. Perfetto.

Tinteniac, Quedillac, Loudeac, sono la sequenza di controlli che ci aspettano. Non capisco mai chi viene per primo, so solo che sono accomunati dal finale del nome e dalla caratteristica di essere separati da pochi km.

La giornata passa facendo un pisolino nel prato, incontrando un violinista a bordo strada, e facendo spuntini in banchetti improvvisati gratuiti. Che persone meravigliose.

Nel pomeriggio, e con 35 gradi, incontriamo anche Aldo con la sua Moulton bike. Che dispiacere non riuscire a fare nemmeno due parole. Sono costipato, ho la gola in fiamme, sono particolarmente sofferente e parlare mi è davvero difficile (il tutto per la gioia di Mattia e le sue orecchie, che si evitano la mia tipica parlantina logorroica).

Arrivati a Saint-Nicolas-du-Pelem, km 482, condividiamo la cena con Donato, il simpaticissimo Campione Italiano Randonnee del 2022. Nonostante abbia poca voce, seduto al tavolo, ricordo di avergli fatto parecchie domande su come è riuscito a conquistare questo titolo. Un percorso davvero difficile e impegnativo. Grande Donato!

Cena con Donato

Ma è a Carahaix-Plouger, lunedì notte e al km 514, che ci concediamo la prima pausa per dormire. Due abbondantissime ore di sonno in brandina.

Mentre entro nel dormitorio incrocio Umberto che sta ripartendo. Quest’anno sta andando davvero alla grande, è un missile! Come sempre con tanta modestia nega il tutto, da grande Randagio è sempre cauto e non si vuole sbilanciare.

Il grande Randagio Umberto

Questa pausa ci evita qualche ora di umidità notturna. Tremendo, è un’umidità che ti entra nelle ossa e nella gola, e sento che non mi fa per niente bene.

Con le prime ore del giorno siamo pronti ad affrontare il GPM della PBP, Roc’h Trevezel, ed ecco la sorpresa delle sorprese: ci ricongiungiamo con Fabrizio. Il morale per un attimo è alle stelle! Ci siamo spediti qualche messaggio durante questi primi 600 km e ci tenevamo d’occhio con il tracking.

Racconta di essere caduto e di combattere con un forte mal di gamba. E’ un osso duro, un vero bergamasco Popolare come Mattia! Ovviamente sono ironico, chissà quanti farmaci si sarà preso, dopato!

Arrivati in cima, estraggo il cellulare per fare una foto a Mattia e Fabrizio prima della discesa, ma ecco sopraggiungere un’auto a grossa velocità, che senza dare la precedenza, falcia tre ciclisti francesi.

Dei tre ciclisti, quello che ha la peggio è Christophe.

Il punto in cui è avvenuto l’incidente

Sono attimi concitati e di un’agitazione incredibile. Christophe inizia a divincolarsi, i suoi spasmi preoccupano tutti quanti, bisogna agire subito.

Fabrizio, fresco di corso di primo soccorso, con una manovra da manuale gli blocca subito il collo. Mattia lo copre con telo termico e cerca di farlo parlare. Io mi metto a dirigere il traffico per evitare che altri ciclisti o automobilisti, sopraggiungendo a forte velocità, gli vengano addosso. Purtroppo siamo in mezzo alla strada e in semi discesa. Sono momenti davvero difficili.

L’automobilista è sotto choc, viene chiamata l’ambulanza subito. In nostro aiuto arrivano una gentilissima camionista che si ferma ad aiutarci, poi una motociclista che dice essere soccorritrice. Un vero team di soccorso, bello vedere tanta solidarietà.

Rimaniamo sul posto finchè siamo certi che la situazione sia sotto controllo. Ormai si sono fermati più soccorritori esperti ad assistere Christophe, decidiamo di ripartire. La sentenza sarà frattura del bacino, frattura della spalla, e fratture multiple di costole. Mi sento di dire che per la botta che ha preso, è andata anche bene. In bocca al lupo Christophe, ti rifarai sicuramente nel 2027!

Ancora disturbati per l’accaduto arriviamo a Brest, km 604. Siamo a metà strada!

Per evitare confusione ci fermiamo in una boulangerie prima del controllo, la fame è tantissima.

Far Breton, Craquelins Breton, Sablés Breton, Gateau Breton. Sotto gli occhi sbigottiti delle simpatiche pasticciere, credo di aver mangiato ogni dolce di produzione locale che finisse con la parola “Breton”, per poi concludere il tutto in maniera memorabile con un Paris Brest enorme.

Mangiare un Paris Brest a Brest, arrivando da Paris, non ha prezzo.

Mangiamo il tutto sotto gli occhi attenti e affascinati di un ragazzino. Continua a guardarci con una sorta di ammirazione e stupore. Una volta usciti, e mentre prepariamo le bici per ripartire, lo vedo ancora incollato al vetro della boulangerie a contemplarci, non ci molla un attimo.

Ed è così che penso sia arrivato il momento di regalargli la famosa borraccia blu ARI.

Non ho mai visto tanta gioia in un ragazzo come in questo frangente. Lui non me lo ha detto, ma sono sicuro che mentre gli regalavo la borraccia ha pensato “ti prometto che da grande farò anche io la Parigi Brest Parigi!”.

Arrivati al controllo ufficiale di Brest ci rendiamo conto di aver fatto bene a non esserci fermati a mangiare al ristoro. Una bolgia infernale, fuori e dentro. Giusto il tempo di cambiarmi i pantaloni, lavarli, andare in bagno e ripartire subito, questa volta però in cinque. A noi si uniscono anche Eraldo e Roberto.

Magicamente, ecco il momento tanto atteso, il passaggio sul luogo simbolo della PBP, il ponte pedonale Albert Louppe.

A differenza del 2015 e 2019, passiamo nel senso opposto, ma la sostanza non cambia, la commozione è sempre la stessa.

Siamo a metà, il mare, le campate del ponte parallelo al nostro, il profumo della salsedine, i gruppetti di ciclisti fermi a fare le foto. Questi momenti sono ipnotici, vorrei non finissero mai.

Cerco di assaporarne in silenzio ogni attimo, chiudo gli occhi un istante e per un attimo sogno.

Ho atteso da tanti mesi questo momento, e ho la pelle d’oca.

La sconfinatezza dell’oceano riempie i mie occhi, e nel cuore penso a Cecilio, che dopo 5 edizioni di fila, quest’anno è a farci il tifo da casa. Cecilio questo momento è per te.

Ripartiamo con gli occhi lucidi e la consapevolezza che la tappa che ci attende sarà la più dura delle 15 totali. Rispetto agli anni precedenti il percorso è variato, e per raggiungere Charaix, gli organizzatori non fanno più passare da Roc’h Trevezel, ma hanno scelto un percorso che passa più a sud, ovviamente con più dislivello.

Da quanto ho capito, questa scelta è stata dettata da due motivazioni: la prima per evitare l’abbagliamento dalle tante luci poste sulle bici che si incrociano avanti e indietro in prossimità di Brest. La seconda è per facilitare a livello psicologico chi è un po’ in ritardo, e che andando ancora verso Brest, vede già i ciclisti tornare a Parigi.

Ho davvero pochi ricordi delle due tappe che portano a Charaix e Gouarec (controllo segreto). Ricordo solo tanta sofferenza, tanto caldo, e tanto male alla gola. Tachipirina 1000 d’ordinanza in questa giornata.

Ed è proprio in questo frangente che mi chiedo: ma perchè?

Ma perchè non mi godo le ferie in riva al mare come un italiano medio? perchè ogni volta ci ricasco? Prendo Mattia in disparte e gli dico: “Mattia, quest’anno stai facendo la PBP perchè ti ho costretto. Ma adesso basta, è l’ultima volta che mi vedi alla PBP, giuro, MAI PIU’, MAI PIU’, MAI PIU’!”

Dopo una pasta alla bolognese mangiata per strada, arriviamo all’una di martedì notte al controllo di Loudeac, km 782.

Grazie ai mitici Ciclisti Corsichesi, che ci vendono come dei bagarini alcuni posti branda in dormitorio, riusciamo a coricarci e dormire per due ore, evitando una noiosa coda di attesa. Grandissimi!

Dopo una cena/colazione alle 4 di mattina, ripartiamo assieme a loro (Fabio, Enzo e Bruno, soprannominato la Medusa durante la Rando da 600 km a maggio). Ma la compagnia dura poco.

Fabrizio ce lo siamo perso, prende il suo ritmo e combatte a suon di Voltaren e Tachidol il dolore alla gamba. Purtroppo però anche Mattia inizia ad accusare qualche dolorino. 

In cima ad uno scollinamento mi fermo per capire cosa succede.

Vedo passare anche Fausto. E’ andato come un treno fino a Brest, ma noto ora uno sguardo sofferente.

Lo vedo pedalare barcollando e molto storto. Sono preoccupato per lui. Però so anche che ha la pellaccia dura. Dai, tieni duro!

Poi vedo arrivare Roberto ed Eraldo che mi avvisano di aver visto Mattia in un prato.

Va beh, ci vediamo a Quedillac.

Arrivo a Quedillac alle 9 del mattino, km 842.

E’ il luogo dove è presente il bag drop italiano, ma nonostante nè io nè Mattia lo abbiamo (per scelta randagia), ci fermiamo lo stesso per mangiare qualcosa.

E’ giunto il momento di fare il punto della situazione.

Fausto, con tanta sofferenza lotta con un dolorosissimo mal di schiena, e mi promette di tener duro.

Mattia invece accusa un leggero dolore alla gamba. Vorrebbe ripartire con più calma, e mi invita a ripartire senza di lui per non rallentarmi troppo.

Ho di colpo un flashback del 2015, quando per lo stesso motivo ci si siamo separati (per la cronaca, allora poi è arrivato anche prima di me all’arrivo). Non voglio più rivivere una cosa simile, e la mia risposta è chiara “ripartiamo assieme, voglio finire questa PBP con te!”. E dopo un Tachidol ripartiamo. Dopato!

Non so se abbia preso davvero un Tachidol o altro, solo solo che dopo 15 minuti è risuscitato come Lazzaro. Ricordo che facevo addirittura fatica a stargli in scia da quanto andava forte.

Passato il controllo di Tinteniac arriviamo a Fougeres pedalando per qualche km assieme a Roberto ed Eraldo.

Dopo il ponte di Brest, un altro luogo simbolo dell’evento, è la Tanniere.

Paul, il padrone di casa, è ormai da diversi anni che distribuisce gratuitamente crepes alla marmellata di produzione propria. La sosta è obbligatoria!

L’unica richiesta che fa è questa: tornati a casa, per gratitudine, chiede di spedirgli una cartolina o una foto.

E se poi si ha la fortuna di tornare nell’edizione successiva, si ha la possibilità di rivedersi nella Hall of Fame esposta all’esterno. E così è stato.

Sul cartellone esterno, trovo subito la mia foto assieme a Mattia e Paul del 2019 mentre indichiamo la foto del 2015. Pazzesco!

Paul, rivedendoci per la terza volta, si commuove, e subito le telecamere vengono a documentare questo momento toccante.

Ci congediamo da lui sotto gli occhi dei presenti e delle telecamere, e in diretta nazionale lo saluto con queste parole: “Paul, ci rivediamo nel 2027, te lo prometto!”

Con la coda dell’occhio noto uno sguardo sorpreso di Mattia, conosco bene quello sguardo, so bene a cosa sta pensando: “ma non avevi appena detto MAI PIU’, MAI PIU’, MAI PIU’!???”

L’arrivo al controllo di Villaines-la-Juhel è qualcosa di unico e mitico. Km 1017, con la tipica accoglienza da tifo stadio. Totalmente diversa rispetto al clima silenzioso dell’andata.

Dopo un’abbondante cena al ristorante, ripartiamo verso le 9 di sera di mercoledì.

Siamo Io, Mattia, Fabrizio e Roberto. Ognuno di noi, tanto per cambiare, sta lottando contro un affaticamento fisico differente.

Io, oltre al mal di gola, inizio ad accusare un fastidio visivo. Il mio occhio sinistro inizia a vedere appannato.

Mi dovrò preoccupare? sarà solo stanchezza? teniamo duro, mancano solo 200km e l’ultima notte in sella.

Dopo vari colpi di sonno generali, e una sosta caffè e Paris Brest ad un banchetto spontaneo, arriviamo a Mortagne.

Facciamo un rapido calcolo della tabella di marcia che ci aspetta, e ci congediamo 45 minuti di sonno per terra. Fondamentale!

Fuori fa freddo, dentro fa caldo, io e Roberto scegliamo di dormire a metà strada sulla porta d’ingresso, una giusta via di mezzo. Appuntamento per le 4 in bici, si riparte! Grazie Aurora per le foto!

Ricordo di aver pedalato con Pino Leone, Aurora e Alberto, ma i ricordi di quei momenti sono davvero confusi e vaghi.

Ecco finalmente le prime luci dell’alba in sella, l’ultima. Ma quanto mi mancheranno questi momenti?

E mentre arriviamo al controllo di Dreux, km 1176, l’ultimo, iniziamo a realizzare di avercela quasi fatta.

Ora mancano solo 40 km a Rambouillet, davvero un’inezia.

Sono le 9 del mattino di giovedì, abbiamo tempo fino alle 13.30 per arrivare.

Perchè correre? perchè perderci queste ultime ore di divertimento? ed è così che io Mattia e Fabrizio ci facciamo questi ultimi km passeggiando, in parata, senza nessun tipo di stress.

Chi lo avrebbe mai detto che saremmo riusciti a partire e ad arrivare tutti e tre assieme?

Che regalo meraviglioso!

Io Mattia e Fabrizio

Sono le 11.19 di giovedì 24 agosto. 1225 km , 87 ore e 47 minuti, ho concluso la mia terza Parigi Brest Parigi!

Ad accoglierci ci sono tantissimi amici. E’ davvero un momento di festa!

Subito dopo aver indossato la medaglia, come sempre, tiro fuori la sciarpa dell’associazione “La Grande Casa” per la foto con l’Hashtag #vivolavitainvetta.

Dedico a loro la mia PBP per l’impegno che mettono tutti i giorni verso l’integrazione sociale delle persone più fragili, grazie di cuore per tutto quello che fate.

Io però, non sono del tutto sereno, l’appannamento dell’occhio mi preoccupa. Mi confronto con Aldo, che cerca di tranquillizzarmi dando la colpa alla stanchezza, tutti i presupposti ci sono.

Purtroppo però, l’indomani, il risveglio è parecchio amaro.

L’appannamento non è passato, anzi, ad esso si è aggiunta una macchia nera che mi impedisce la visione.

La partenza è immediata. E grazie alla guida esperta di Fausto, nel primo pomeriggio di venerdì siamo già a Milano, destinazione Pronto Soccorso Oftalmico.

La diagnosi è un fulmine a ciel sereno: distacco della retina, operazione d’urgenza.

Un finale davvero inaspettato.

Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso con me un saluto, un sorriso, un’abbraccio, una foto, pochi o tanti km, ma anche chi con un semplice messaggio da casa, mi ha incitato e incoraggiato in questa avventura, vi ricordo tutti nel cuore.

Ringrazio tutte le persone che mi hanno telefonato e scritto durante la convalescenza, siete stati e siete tuttora fondamentali.

Ringrazio Fausto, che ha reso il mio viaggio e il soggiorno a Parigi qualcosa di memorabile. Che risate che ci siamo fatti!

Ringrazio Claudia e Mattia. Hanno fatto i salti mortali per esserci, solo loro sanno il peso che hanno portato in questi giorni. Grazie Mattia per avermi fatto piangere negli ultimi km…

E poi, ringrazio la mia famiglia, che nell’ombra del blog, mi supporta e sopporta sempre.

3 Comments

  1. Ebbene Matteo hai raccontato una intensa avventura con la tua consueta brillantezza nella descrizione.
    La PBP è qualcosa di veramente unico e speciale, sono certo che leggendoti anche chi non è mai salito in sella avrà capito e rivissuto la tua straordinaria partecipazione.
    Bisogna ribadirlo, pedalare in questa manifestazione ti fa vivere una miriade di emozioni.
    Ti devo ringraziare perché oltre alla stupenda compagnia fino della partenza, hai trovato modo (troppo) di inserirmi nel racconto descrivendomi in maniera esageratamente simpatica.
    La mia PBP non si è conclusa come avrei voluto però ho vissuto ugualmente, grazie alla magica compagnia, una settimana che porterò tra i miei ricordi belli.
    Grazie di cuore e magari nel 2027 . . . . .!

  2. Caro uomo-meraviglia che ti godi la buona ventura nonostante la botta presa!
    Oggidì la cosa ha dell’eccezionale perché quanto accade qualcosa di contrario al progettino, allora, è il tempo della disperazione. Tu, invece, la prendi con un’allegria che non è rassegnazione ma fiducia e speranza.
    Mica bruscolini (in un occhio, magari!),
    Un abbraccio.

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