Coppa Asteria 2017

Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Neuroscience il cervello distorce i ricordi ogni volta che li richiama, e man man che il tempo passa e che il ricordo viene riportato alla mente più volte, la distorsione aumenta perché la memoria va a basarsi non sull’evento accaduto, ma su quello che si è ricordato l’ultima volta. Il risultato è che, alla fine, il ricordo contiene molte imprecisioni rispetto a ciò che davvero accadde. La memoria di un evento può diventare via via meno precisa fino al punto di diventare totalmente scollata dalla realtà.

Se in questo preciso istante cerco di ricordare ciò che realmente è accaduto il 3 giugno 2017 alla Coppa Asteria, organizzata dalla Popolare Ciclistica, i primi pensieri che mi vengono in mente sono questi: Criminali, Delinquenti, Maledetti! Quindi meglio scrivere alla svelta il racconto prima che la mia mente cancelli indelebilmente i momenti più duri e faticosi che, malauguratamente, con il tempo tenderò a distorcere e dimenticare.

E pensare che prima della Coppa Asteria avevo ancora un ricordo idilliaco di questa allegra combricola, avevo ancora negli occhi e nel cuore il ricordo di quella bellissima giornata passata assieme al il Giro del Demonio.

Ma partiamo dall’inizio.

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Dati alla mano: 115 km, 2500 dislivello, 20 Killing Klimbs. Alle 15.00 mi vedo già con la birra in mano a far bisboccia!

Per un milanese imbruttito come me “bergamasca”  è sinonimo solo di Selvino, una delle salite più regolari e pedalabili che conosca.

Killing Klimbs? ma come parlano questi? io me li mangio questi muretti!

Il quartier generale della giornata è il Velodromo di Dalmine, dove la Popolare ha allestito tutto alla perfezione: bar e tavoli per la colazione, un banchetto per il ritiro del “pacco gara” (meraviglioso il portadocumenti Rapha), il cartellone per la firma prima della partenza (proprio come i Pro) e un manichino che indossa per l’occasione la maglia rosa di Chief.

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Chief ha appena realizzato un’impresa eccezionale, ripercorrere il percorso del Giro d’Italia in solitaria, eroe!

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Vedo anche tanti volti noti della Popolare e non, conosciuti durante le precedenti scorribande, fra i quali anche il mio collega Luca.

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Photo by Davide Labi

Nelle settimane precedenti Luca, da vero amico, mi ha messo in guardia sulla durezza di questo percorso, in corridoi tutte le volte che lo incrociavo mi continuava a farfugliare nomi e cifre assurde “bla bla Maresana, bla bla Lonno, bla bla 34%”, ed io ho scelto di prepararmi come ho sempre fatto: non ho studiato ne’ memorizzato nulla.

Per una questione affettiva scelgo il numero 166 al quale sono particolarmente affezionato, e dopo una colazione al volo, io e i miei due compagni di giornata, Davide e Mattia, siamo pronti prima del previsto, e complice un bel gruppone del team Formaggilandia, partiamo anche noi in anticipo.

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Photo by Davide Labi

Nei primi km di pianura siamo allegri e pimpanti, riusciamo anche a ridere e scherzare, ben presto questi momenti sereni saranno solo un piacevole ricordo, soprattutto perchè saranno gli ultimi della giornata.

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Photo by Davide Labi

I Pops hanno gentilmente preparato un Garibaldi adesivo dove, gli sprovveduti come me, possono farsi l’idea delle sofferenze a cui si stanno per sottoporre.

I settori e le salite sotto classificate in base a un indice di sofferenza da 1 a 5 gocce di sudore.

Dopo 6 km arriva subito lo Sterrato Roncola (1 goccia).

Vedo saette da tutte le parti, persone che mi superano da ogni lato, sverniciate generali da tutte le MTB, meglio lasciare andare tutti, la strada da fare è ancora molta.

Dopo un tratto di asfalto è il turno di Via Lochis.

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Non è semplice da imboccare, la svolta secca a destra mette alla prova l’attenzione e la navigazione, inizio a subodorare che le sorprese oggi non saranno poche. Con le sue sole 2 gocce, questa salitella si prende a tutta, il passaggio è davvero suggestivo.

Dopo aver ripreso fiato ecco che arrivano le prime asperità della giornata, il castello di Mozzo (2 gocce) e dopo una breve discesa la salita di Astino (3 gocce).

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La temperatura è ancora sopportabile, la giornata è nitida e tersa, e questa salita, affrontata costantemente alla ricerca del tratto più liscio per evitare il pavé, ce la portiamo a casa in scioltezza.

Video by Davide Labi

Al km 22 ci ritroviamo inglobati in un grosso gruppo e prima di imboccare Rizzolo al Pascolo lasciamo defluire i ciclisti per poter attaccare la prima salita da 4 gocce in solitaria.

Voglio evitare tappi, le salite voglio tirarle tutte!

Video by Davide Labi

Diciamo che una volta arrivati in cima a questa quinta salita, inizio a realizzare che la giornata non sarà semplice, ma sono proprio in questi momenti che bisogna passare all’attacco e non farsi intimorire.

Ormai sono consapevole che in ogni momento, in ogni metro di percorso, ci si potrebbe imbattere in qualunque tipo di sorpresa. Un esempio è l’illusione che ho avuto sullo strappo di San Sebastiano (1 goccia).

Vi giuro che per un momento, alla vista di una scalinata, ho immaginato che il percorso prevedesse un pezzo con la bici in spalla in stile ciclocross!

Fortunatamente era solo un’incubo, ma da questa Popolare ci si può aspettare di tutto, come per esempio lo strappo successivo di Via Torre, da 2 gocce. Ma come solo 2 gocce? siete impazziti?

Ti mandando in mezzo ai prati a contemplare le bellezze della natura e le sue creature, ti distrai un attimo e ti piazzano il muro di Via Torre. Sciagurati!

Prima Luca, poi tutti i ciclisti che continuo a incrociare continuano a ripetere:  occhio alla Maresana, occhio a Lonno, e io che mi ripeto “ma tanto poi c’è il ristoro ed è praticamente finita”

Seeeeee

Nei pochi momenti di serenità in pianura non devi mai distrarti perché altrimenti è la fine, rischi di perdere le svolte, come mi è capitato prima della Maresana.

Sei quindi costretto a tornare indietro, alzare lo sguardo, e piangere.

Casninelli (5 gocce) Maresana (4 gocce) Croce dei Morti (3 gocce).

3 muri di fila 12 gocce.

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Vi giuro che non ricordo nulla, non saprei nemmeno che parole utilizzare per descriverli, non so nemmeno dove inizia l’uno e fisica l’altro, ricordo solamente tanta sofferenza e persone sdraiate a bordo strada per un pic-nic, invidiate parecchio.

La beffa più grande poi è la discesa: pure quella è faticosa.

A causa della forza da imprimere sulle leve dei freni senti dolore alle mani: mai una gioia.

Dopo questo triplette di Muri inizio a percepire il caldo e l’aumento della temperatura.

Il sole è allo Zenit, una sosta per riempire le borracce ci vuole assolutamente, e il cimitero con la sua fontanella suggella questo frangente memorabile: ci prepariamo al momento più tragico della giornata.

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Si,  parlo proprio di quello, parlo di Via Libertà (5 gocce) soprannominata dagli amici la direttissima del K2.

Una salita in linea retta che parte dolcemente e ti accompagna gradualmente verso la pace dei sensi: la morte.

Come spiegato all’inizio, quello che sto per raccontare non so se corrisponde a ciò che realmente è accaduto, ma ci provo.

Ricordo che con lo sguardo guardavo il Garmin e piano piano vedevo la pendenza salire e la velocità scendere.

5… 4… 3… 2… 1… Zeroooo! e mi ritrovo contro un muretto e cado.

Ricordo il dolore al ginocchio e la compressione sullo sterno dovuta al colpo sulla piega manubrio.

Una volta rialzato, mi tolgo le scarpe e mi accingo a farmi la salita rigorosamente a piedi spingendo la bici a mano. Mi fanno compagnia i miei piacevoli e cordiali commenti che indirizzo a tutti gli amici della Popolare che stimo ed amo fin dal profondo del mio cuore.

Video by Davide Labi

Esco sconfitto da Via libertà, ho perso una battaglia, ma non la guerra.

La salita successiva è la salita in pavé con ciottoli di San Rocco (3 gocce).

Non so dirvi il motivo, ma nonostante l’ultimo pezzo impegnativo, ha un non so che di affascinante, forse proprio perchè inserita poco prima della salita di Lonno.

La si sente dolce e la si vive in una sorta di preparazione spirituale per la madre di tutte le sofferenze.

Ora è il momento di Lonno (5 gocce), la salita chiave della giornata.

Per me questa salita è la dimostrazione dello studio scientifico che ho descritto all’inizio dell’articolo. Si è impegnativa, ma nulla di così impossibile.

Tutte queste aspettative per qualche tornante e qualche pezzo al 30%. Ormai ci siamo abituati.

La cosa più bella di questa salita è che in cima, al km 58, è posto il tanto sognato ristoro.

Si avete capito bene, km 58.

Mi sembra di essere in giro da  due giorni ed abbiamo fatto solo 58 km! Pazzesco.

Il ristoro è qualcosa di meraviglioso, erba fresca per sdraiarsi, tavoli imbanditi, frutta e verdura, dolci, waffel con la nutella a profusione, tartine al gazpacho.

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Un trappola per noi avventori, chi ha voglia di tornare a pedalare? Nessuno.

Mattia è talmente soddisfatto di questo ristoro che vorrebbe mettere nella cassetta delle offerte una banconota da 50 euro, è proprio fuori di testa.

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La ripartenza come sempre è un momento tragico, sono le 2.30, e pensare che alle 3 mi vedevo con la birra in mano. Sotto questo caldo torrido il sogno mestamente sfuma.

Tribulina (3 gocce) e Col di Pasta (3 gocce) sono le salite successive. Me le ricordo bene perché in alcune notturne estive con Mattia ci siamo passati più volte, ed entrando in zone conosciute provo la sensazione di essere quasi a casa, vuoi vedere che inizio a sentirmi un po’ bergamasco pure io?

Proprio perchè le conosco, queste 3 gocce di sudore, non fanno per niente male, e ce le mangiamo con uno scatto sul finale mentre scolliniamo.

Ma come sempre mai cantare vittoria prima del previsto perchè la Tragedia è sempre in agguato, e la Tragedia del momento ora si chiama Via Loreto (4 gocce).

Immaginatevi di seguire una traccia GPS.

Immaginatevi di pedalare in allegria e serenità.

Immaginatevi di arrivare ad un incrocio.

immaginatevi quando con il pensiero sei convinto di seguire la svolta più tranquilla e pianeggiante.

Immaginatevi quando per 20 volte di fila le svolte sono invece verso strade sterrate o che salgono in verticale.

Immaginatevi la disperazione e lo sconforto.

Ecco: questa è Coppa Asteria!

Non voglio fare nessun commento supplementare a Via Loreto, questa foto scattata in cima parla da sola.

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Ogni tanto qualche bella notizia però arriva con piacere, infatti prima di entrare in Bergamo ci fermiamo ad un ristoro privato organizzato da Claudia, la fidanzata di Mattia.

Purtroppo lei non c’è e faccio la conoscenza della sua simpaticissima mamma che ci tiene compagnia durante la nostra pausa rigenerativa.

E’ ora di ripartire, Mattia mi dice che mancano 20 km a Dalmine, eppure qualcosa non torna: dalla traccia risulta che i km mancanti sono 28, cosa saranno mai quegli 8 km in più?

Questi km si chiamano:

Boccola (2 gocce)

San Vigilio (4 gocce)

Ripa Pasqualina (3 gocce)

Sant’Alessandro (2 gocce)

Sono 4 Muri tutti all’interno di Bergamo.

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Ammetto che la stanchezza è tanta, ma pedalare all’interno della città alta ha un fascino talmente particolare che mette tutto in secondo piano. Le salite in pavè sono come sempre dure, improvvise e soprattutto nascoste dietro ogni angolo.

Lo devo proprio ammettere: Bergamo è meravigliosa.

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Quando poi sento Mattia pronunciare queste parole “Matteo fermati, le salite sono finite, facciamoci una foto ricordo” improvvisamente mi torna il sorriso sulle labbra.

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Ormai i km che ci separano dal Velodromo di Dalmine sono davvero pochi, e nella nostra somma Ignoranza decidiamo anche di spingerli parecchio. Sembra che la stanchezza sia scomparsa, abbiamo tanta voglia di festeggiare.

Una delle tante immagini che rimarrà per sempre impressa nel mio cuore è l’avvistamento del Presidente, è in attesa di tutti i ciclisti proprio davanti al Velodromo. Non appena ci vede arrivare, ancora da lontano, si mette a sbracciare in maniera folcloristica, ci saluta e ci trasmette una felicità incredibile. E’ quasi più felice di noi per il nostro arrivo, ed una domanda sorge spontanea: non è che ha bevuto troppa acqua miracolosa?

Grazie davvero di cuore per questa accoglienza trionfale!

Ora è giunto il momento di entrare nel Velodromo: mamma mia che emozione!

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Credo che tutti noi abbiamo avuto il desiderio di continuare a girare all’infinito all’interno di esso, ma purtroppo è giunta l’ora di mettere fine a questo “inferno” e premere il tasto Stop.

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Ora è il momento di festeggiare e di entrare in modalità “Popolare”! Questa foto è una degna testimonianza.

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Photo by Luca Pavesi

Pasta e birra a volontà ce le siamo meritate, e tutta la fatica e i momenti di difficoltà sembrano davvero un ricordo lontano.

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Ora non sono sicuro se tutto ciò che vi ho raccontato è avvenuto realmente, non so se la mia mente ha stravolto tutto quello che ho pensato e vissuto durante tutta la giornata.

L’unica certezza che mi porto a casa è questa: dopo aver raccontato alla mia famiglia le sofferenze provate durante la giornata, la domanda di mia moglie sorge spontanea “ma almeno ti sei divertito?”.

Mi duole ammetterlo, ma la mia risposta è stata secca e senza alcun tipo di titubanza:

“Si mi sono divertito, e anche tanto”

Grazie di cuore Popolare.

Dopo il Martesana Van Vlaanderen abbiamo concluso anche la Coppa Asteria, ora manca l’ultima prova del Trittico a fine ottobre, il Muretti Madness.

Dopo un veloce scambio di messaggi in settimana con Davide e Mattia siamo giunti a questa conclusione

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che dite, lo mettiamo in programma?

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4 Comments

  1. Ciao
    Letto con molto piacere tuo racconto
    quest’anno pensavo di partecipare
    una domanda
    considerato il fondo stradale si può percorrere con BDC o si rischia di “mangiarla fuori”‘.
    ho visto che il raduno della martesana molti la fanno con la BDC…ma secondo me è un’azzardo visto alcune pavimentazioni (io l’ho fatto con la MTB …e dico …fortunatamente).
    ciao

    1. Ciao Davide, grazie per il messaggio. Al Martesana fa tanto il fondo stradale, l’anno scorso non aveva piovuto nei giorni precedenti quindi anche in bici da corsa te la cavavi, quest’anno era più impegnativo, io ho optato per mtb. Per Coppa Asteria decisamente meglio e consigliata bici da corsa, anche se ogni anno cambia il percorso, sono davvero minimi gli sterrati, e te la cavi meglio. ci vediamo il 2 giugno allora?

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